Nag Hammadî – L’ambiguità di Sophia

Dalì-rose-sanguinanti
Salvador Dalì – Rose sanguinanti

Io sono l’onorata e la disprezzata.
Io sono la prostituta e la rispettabile.
Io sono la donna e la vergine.
Io sono la madre e la figlia.
Io sono le membra di mia madre …

Io sono il silenzio tacito e irraggiungibile.
Io sono l’Intelligenza di cui molte cose al mondo serbano memoria.
Io sono la Voce che fa rumore.
Io sono il Logos di cui ci sono tanti echi …

Io sono la sapienza e la non-conoscenza.
Io sono il pudore e la spudoratezza.
Io sono la svergognata e la pudica.
Io sono la potenza impotente.
Io sono la timida che vive tra mille paure.
Io sono l’audace che incute spavento.
Io sono la fragile e sono la caduca,
ma sono anche Colei che mai cadde
giù dal trono della luce …

Io sono la stolta e sono la più saggia.
Assaggiami: io sono Sophia, come mi chiamano i Greci,
e sono detta Gnosi nel dizionario dei barbari …
ma tu chiamami Anima, e io ti lascerò mangiare!
Io sono Colei di cui centomila icone dipinsero gli antichi Egizi,
e mi chiamarono Iside come per significare
la verginità eterna dei loro ideogrammi!
Io sono l’oltraggiata e l’amata, la Vivente e la Morte …

Io sono la Cerva che avete inseguita nel bosco,
io sono l’Asina selvatica in sembianze d’Angelica.
Io sono la Cavallina storna, l’Oca selvatica che gracida,
come una rana, sulla soglia della grotta di Pan …

Io sono l’unione e la dispersione.
L’eterna e la sempre morente.
Io sono la discesa per cui si sale sul Carro di Ezechiele.
Io sono la Giudice che assolve in tutti i tribunali.
Io sono la Pace, io sono la Fanciulla sotto una grondaia di stelle …

Io sono impeccabile eppure son io la radice di ogni peccato.
Io non conosco eppure questo non è che il mio
modo di conoscere …

(Nag Hammadî: Il tuono)