Desana – La cassa della Notte

In principio non c’era la Notte, ma solo il Giorno. L’umanità si stancò di vivere sempre nella luce.
Correva voce che a settentrione vivesse un essere chiamato Notte che era diviso in due parti, Notte e Giorno. Gli uomini cominciarono ad osservare attentamente il nord e notarono che una nuvola nera si innalzava per un certo numero di ore, si rendeva invisibile per altrettante ore e poi s’innalzava di nuovo, con ritmo alterno. Dopo quest’attenta osservazione, essi espressero a Dio della Terra il desiderio di avere essi pure la notte.

Desana-maracasDio della Terra, Pronipote dell’Universo, detto anche Creatore della Terra, disse: «Andiamo insieme a parlare a Notte e ad ascoltare ciò che essa ci dirà».
Dio della Terra accompagnò gli Uomini dell’Universo e insieme giunsero alla Casa di Notte. Notte infatti era il nome di questo spirito ostile o fantasma.

Dio, giunto davanti alla porta, salutò: «Sow!». Nessuno rispose. Ripeté il saluto tre volte. Soltanto dopo il terzo saluto, la vecchia, moglie di Vecchio-Notte, rispose dal fondo della stanza, la cui porta era uno sbarramento di difesa. Poi essa si presentò ed offrì loro banchi e ritornò nella stanza di Vecchio-Notte, che stava dormendo profondamente.
La vecchia tentò ripetutamente di svegliarlo, ma il Vecchio continuò a russare. Riscaldò allora un frammento di terracotta e lo posò sul petto del Vecchio, che si svegliò. Cominciò a tossire con colpi molto leggeri, poi scese dalla sua amaca.

Appena la moglie l’avvertì che era arrivato suo nipote, il Fantasma si avvicinò, lo salutò e disse: «Aspetta un poco, che vado a fare il bagno». Egli era infatti molto brutto. Alcuni Uomini dell’Universo non si mossero, ma altri lo seguirono e si nascosero per osservarlo durante il bagno.
Il Vecchio, giunto in riva al fiume, alzò le mani, afferrò i propri capelli e si sfilò la pelle di vecchio. Al di sotto di quella pelle egli era giovane: la pelle era come una maschera che egli usava per dormire.

Di ritorno dal bagno, egli si presentò con le sembianze di un giovane e volle essere informato sul motivo della loro visita. Dio della terra descrisse tutti i disagi che l’umanità affrontava per l’assenza della Notte. Erano quindi venuti da lui per chiedergliela.
Notte disse: «Avete fatto bene a venire da me. Io ve la darò».
Nel frattempo il sole tramontò. Quando giunse l’ora dell’oscurità, Notte disse a Pronipote del Mondo, Dio della Terra: «Pronipote mio, tu mi chiedi il mio potere più grande, di essere il padrone della notte. Io ti concederò tale potere, se osserverai attentamente tutti i riti che compirò».

Detto ciò, Notte fece ritorno nella sua stanza: Dio della Terra rimase seduto accanto agli Uomini dell’Universo. Notte iniziò la cerimonia, mentre Dio della Terra e gli Uomini dell’Universo udivano un forte rumore, come se qualcuno spostasse un grande peso.
Infatti, Notte stava trascinando la Cassa della Notte.

Il primo rito fu quello della Sferza. Con la Sferza esso flagellò la Cassa della Notte, mentre cantava Titi titi. Questo primo rito fu celebrato nella stanza dello Sbarramento di Difesa.
Subito dopo, con la punta del piede, Notte spinse la cassa fino alla porta, mangiò ipadú e fumò sigaro: erano ipadú e sigaro del Sonno. Appena ebbe inghiottito ipadú e fumato sigaro, Pronipote e gli Uomini dell’Universo furono presi da un sonno profondo.

Pronipote del Mondo era seduto presso il palo di sostegno dell’ingresso della maloca: egli si era allacciato i suoi ornamenti più belli per assistere al rito della Notte. Anche gli Uomini dell’Universo, distesi nelle loro amache, si disposero a osservarlo attentamente.
Il fratello più giovane di Pronipote del Mondo legò la sua amaca in un angolino della maloca per seguire da presso tutti i gesti di Notte.

Desana-maloca

Dopo aver trascinato la Cassa della Notte fino alla porta della sua stanza, Notte la percosse due volte con la sferza e cantò per ben due volte: Titi titi, titi titi.
Erano già le otto e nessuno, neppure Pronipote del Mondo, poté resistere al sonno. Mentre sonnecchiava, strappò l’ornamento di piume che gli pendeva dalla nuca: si alzò, allora, e andò a stendersi sull’amaca e cominciò a russare insieme a tutti gli altri.
Solo il più giovane dei fratelli seppe vincere il sonno e assistere a tutte le fasi del rito.

Notte spinse di nuovo, con la punta del piede, la Cassa della Notte. Molto lentamente la trascinò fino alla porta, dove è localizzato il forno delle grandi maloca. Qui si fermò nuovamente. Percosse tre volte il coperchio della cassa e per tre volte ripeté lo stesso canto: Titi titi, titi titi, titi titi.
Era già giunta la mezzanotte. Notte spinse ancora la Cassa della Notte, con la punta del piede e sempre molto lentamente, fino all’altezza del terzo pilastro della maloca, cioè all’altezza del palo centrale.
Di nuovo percosse con la sferza la cassa, modificando la seconda parte del suo canto: Titi titi, Silà silà.

Erano già le due del mattino. Spinse ancora molto lentamente la cassa e si fermò accanto alla porta di uscita della maloca, ripetendo il rito della sferza e cantando. Notte aveva terminato la cerimonia: lasciò perciò la cassa presso la porta di uscita e si diresse verso la sua stanza.
Dio della Terra e gli Uomini dell’Universo si svegliarono quando Notte si stava avvicinando alla Porta dello Sbarramento. Erano le cinque e mezzo, cioè l’aurora.
Nessuno, eccetto il fratello più piccolo, aveva visto i riti: non conoscevano perciò le cerimonie che Notte aveva fatto, trascinando la pesantissima cassa.

Notte entrò nella sua stanza, si tolse gli ornamenti del sonno, tornò presso Pronipote del Mondo e gli consegnò la cassa, dicendo: «Ecco la Cassa della Notte, Nipote mio. Portala alla tua maloca. Ivi giunto, fa preparare caxirí, come nei giorni di grande festa. Solo allora potrai aprire la Cassa della Notte. Apri la cassa osservando questa norma, se vuoi evitare sciagure. Trasportala con riguardo e obbedisci ai miei ordini».
Pronipote del Mondo disse che avrebbe rispettato i precetti ricevuti. Dopo aver sorseggiato succo di fecola di manioca, partirono recando con sé la grande Cassa della Notte.

Strada facendo cominciarono a lamentarsi perché la cassa era molto pesante e dicevano: «Apriamola ed esaminiamone il contenuto».
Quando l’aprirono fuggì l’uccello japú della Notte e subito dopo volarono via anche i grilli della Notte. Tutti furono presi da grande paura. In quel preciso istante si fece notte e cadde un gran diluvio d’acqua.
Gli Uomini dell’Universo, non protetti dalle piccole capanne coperte di foglie di palma, rimasero in balia delle acque.

Desana-maschere-danzaL’uccello japú della notte, fece ritorno alla Casa della Notte e appena giunto disse: «Gli Uomini dell’Universo si sono messi in un gran pasticcio perché hanno aperto la Cassa della Notte».
Notte si rattristò moltissimo. Nel frattempo gli Uomini dell’Universo volevano celebrare i riti che Notte aveva insegnato loro, ma nessuno conosceva bene le formule, perché avevano dormito.
Nemmeno Dio della terra vi riuscì perché anch’egli aveva dormito. Tentarono inutilmente di usare parole inventate, come queste: Emékò yuku yuku. Chiedevano che tornasse il giorno, ma la notte continuò a coprire tutto l’universo.

Allora Dio della Terra si tolse di bocca l’ipadú e con essa unse un albero in due punti distinti, un po’ più in alto e un po’ più in basso. L’ipadú si trasformò in una specie di fungo, che anche oggi si forma sugli alberi.
Il fratello più giovane di Dio della Terra si rese conto che nessuno conosceva i riti celebrati da Notte e, adirato, li rimproverò perché stavano facendo atti senza significato.
Preparò una sferza e cominciò a cantare le parole rituali che aveva udito dalla bocca di Notte. I grilli della notte subito risposero. Egli, frattanto, ripeté tutti i riti di Notte, finché si fece giorno.

Gli Uomini dell’Universo continuarono il loro viaggio, ma non presero con sé la Cassa della Notte.
In una roccia situata sulle rive del Rio Vaupés, un po’ al di sotto del villaggio di Cunurí, è incisa l’impronta della Cassa della Notte. Sembra una cassa di pietra, aperta. Per questo la separazione tra giorno e notte è durata per sempre.