Maya – Quando i musici divennero scimmie

Dopo averli partoriti nel bosco, Ixquic portò Hunahpú e Ixbalanqué a casa della suocera, ma i due bambini cominciarono a piangere. Di notte e di giorno non la smettevano mai di piangere, e non prendevano mai sonno.
«Portateli via di qui! – disse la vecchia. – Piangono troppo e non li sopporto!».
Hunbatz e Hunchouén andarono a metterli su un formicaio, e là – finalmente! – i due bambini la smisero di piangere e si addormentarono in pace.
Allora li portarono sui cardi. Erano invidiosi e volevano farli morire. Fin dall’inizio si rifiutarono di accogliere in casa i nuovi fratellini; non li volevano riconoscere e perciò li costrinsero a essere allevati nei campi.

Hunbatz e Hunchouén erano grandi musici e cantori, abili pittori e intagliatori. Sapevano tutto e, dunque, sapevano anche che Hunahpú e Ixbalanqué sarebbero stati i veri eredi dei loro genitori che erano andati a Xibalbá e non avevano più fatto ritorno.
Ma accecati com’erano dall’invidia, non mostravano la loro saggezza. Il loro cuore era annebbiato e non poteva essere lungimirante. Anche la loro musica non era più bella come una volta.

Hunahpu-IxbalanqueQuando i due bambini Hunahpú e Ixbalanqué crebbero, passavano le giornate andando a caccia con le loro cerbottane. Essi non erano amati dai fratellastri né dalla nonna, e perciò non ricevevano nulla da mangiare. Potevano sedersi a tavola, solo quando Hunbatz e Hunchouén avevano finito di mangiare.
Ma essi non se ne adiravano e non se ne affliggevano; sopportavano in silenzio perché conoscevano il loro rango e comprendevano ogni cosa con chiarezza. Cacciavano gli uccelli e li davano da mangiare a Hunbatz e Hunchouén.

Una volta che rientrarono a casa senza portare un solo uccello, la nonna s’infuriò: «Perché siete tornati a mani vuote?».
Ed essi risposero: «Nonna, è accaduto che i nostri uccelli si sono impigliati nell’albero e non siamo riusciti ad arrampicarci per prenderli. Se i nostri fratelli hanno fame, falli venire con noi a prendere gli uccelli».
E così Hunbatz e Hunchouén andarono con Hunahpú e Ixbalanqué nel bosco, ignari della sorte che li attendeva.
Hunahpú e Ixbalanqué avevano deciso di dargli una lezione. Con le loro cerbottane colpivano centinaia e centinaia di uccelli che però non cadevano al suolo, perché si impigliavano tra i rami degli alberi.
«Andate a prenderli!», dissero a Hunbatz e Hunchouén.

E poiché erano maghi, quando quelli furono sull’albero, con un incantesimo fecero ingrossare il tronco e infittire i rami, di modo che Hunbatz e Hunchouén non potevano più ridiscendere.
Invocarono aiuto, e Hunahpú e Ixbalanqué dissero loro: «Sciogliete le vostre cinture, annodatevele sotto la pancia, lasciate pendere le estremità e tiratele da dietro: così vi potrete muovere più facilmente».

Così dissero e Hunbatz e Hunchouén seguirono il loro consiglio. Ma con un altro incantesimo Hunahpú e Ixbalanqué tramutarono le cinture in code, sicché Hunbatz e Hunchouén assunsero l’aspetto di scimmie; poi presero a saltare tra i rami e si dileguarono nel folto del bosco, facendo smorfie e dondolandosi sui rami degli alberi.

Quando tornarono a casa, la nonna domandò loro che fine avessero fatto Hunbatz e Hunchouén.
«Non ti crucciare, nonna – le dissero. – Essi torneranno, ma sarà una prova difficile per te. Sta’ attenta a non ridere di loro. Se vuoi rivedere i loro volti, trattieni il tuo riso».
Ciò detto, intonarono una canzone col flauto e il tamburo, e la canzone richiamò i fratelli.

Hunbatz e Hunchouén apparvero nella casa della nonna in sembianze di scimmie: danzavano e facevano smorfie. Appena vide le loro brutte facce, la vecchia scoppiò a ridere, e quelli subito si dileguarono.
«Vedi, nonna! Essi sono tornati nel bosco per colpa tua! Noi possiamo richiamarli ancora, ma tu devi trattenere il tuo riso!». E ripresero a suonare e a cantare.

Maya-twins

Hunbatz e Hunchouén riapparvero nel cortile di casa, ma facevano smorfie tali che la vecchia – di nuovo! – non riuscì a trattenere il riso. Erano davvero ridicoli coi genitali penzoloni e le code che agitavano per manifestare i propri sentimenti. E tutto ciò faceva ridere la vecchia.
Hunahpú e Ixbalanqué cantarono il richiamo una terza e una quarta volta. E come al solito la nonna scoppiava a ridere, appena li vedeva strofinarsi il naso o fare le smorfie.
Allora i due piccoli maghi le dissero: «Abbiamo fatto tutto il possibile. Per quattro volte abbiamo fatto riapparire in casa tua Hunbatz e Hunchouén, ma tu non hai saputo trattenere il riso. Perciò, d’ora in poi, se vuoi rivedere i loro volti, non hai che da guardare noi che, in qualche modo, gli somigliamo e ti facciamo ricordare di loro».

Così dissero. E da allora, anche se i musici più bravi li invocano, anche se i cantori cantano con tutto il cuore la canzone del richiamo, Hunbatz e Hunchouén non appaiono più, e a nessuno più mostrano il loro volto, perché sono stati tramutati in animali: sono divenuti scimmie per essere stati arroganti e per aver offeso i loro fratelli.