Sumeri – Il sogno di Dumuzi

Dumuzi-demoni

Dumuzi strisciò via per la steppa, finché stanco
si giacque a riposare. Giacque tra boccioli e giunchi
e fece un sogno e, quando si destò, un tremito l’assalì.
Tremò per quel che in sogno aveva visto. E gridò:
«Portatemi mia sorella, portate Geštinanna.
Lei è la mia scriba che sa di tavolette,
è la mia cantante che conosce più canti.
La sorellina mia conosce il senso delle parole,
la mia indovina, è lei che mi decifra i sogni.
Devo parlarle. Raccontarle il mio sogno».

Dumuzi parlò a Geštinanna: «Ascolta – le disse –
questo sogno: giunchi si ergono attorno a me,
un giunco solitario per me trema, da un doppio giunco
prima l’uno, poi l’altro viene strappato.
È un bosco fitto: alberi svettanti mi accerchiano.
Ho paura: il fondo della zangola mi cade,
la coppa a cui bevo cade dal suo cavicchio,
il mio bastone di pastore è sparito nel nulla.
Un’aquila ghermisce un agnello dal recinto,
un falco artiglia un passero dal canneto.
Le pecore del tuo gregge trascinano nella polvere
le loro barbe di lapislazzuli, finché la zangola si tace
e più non mesce latte, la coppa va in frantumi
e Dumuzi più non c’è. Il recinto è in balia dei venti».

Geštinanna parlò: «Taci, fratello mio Dumuzi,
altro non dirmi del tuo sogno! Altro non narrarmi!
I giunchi erti attorno a te sono i tuoi demoni,
che ti daranno la caccia e ti assaliranno.
Il giunco solitario che per te trema è nostra madre.
Il doppio giunco, da cui prima uno e poi un altro è strappato,
siamo io e te, Dumuzi. Siamo io e te: prima l’uno,
poi l’altra porteranno via. Il bosco fitto, gli alberi
che svettano e ti accerchiano sono gli spiriti dei morti.
Quando sarà spento il fuoco nel tuo cuore,
sarà gelo nella casa: gli spiriti ti prenderanno.
Quando la coppa a cui bevi cadrà dal cavicchio,
tu crollerai a terra, sulle ginocchia di tua madre.
Quando il tuo bastone di pastore sparirà nel nulla,
gli spiriti della morte faranno appassire ogni cosa.
L’aquila che strappa un agnello dal recinto
e il falco che artiglia un passero dal canneto,
sono i due spiriti che piomberanno su di te,
ti prenderanno e salteranno lo steccato.
Le mie pecore che le barbe di lapislazzuli
trascinano nella polvere, sono i miei capelli sciolti
per il dolore della tua morte. Dumuzi, fratello mio,
mi strapperò le guance dal dolore per la tua morte.
La zangola tace, più non mesce latte. La coppa ahimé
è frantumata, Dumuzi non c’è più. Il recinto è in balia
dei venti». Così decifrò Geštinanna il sogno del fratello.

Dumuzi-sogno

Dumuzi la mandò, insieme con l’amico suo più caro,
a montare la guardia sulla cima di un colle. Gridò:
«Li vedete?». «Vengono – rispose l’amico – e portano
lacci per legarti. Vengono per te, Dumuzi».
Geštinanna parlò: «Presto, fratello! Nasconditi nell’erba!
Gli spiriti vengono per te». Dumuzi si nascose.

Disse: «Sorella mia, taci con tutti del mio nascondiglio!
Amico mio, non mi tradire!». Rispose Geštinanna:
«Se a qualcuno diremo del tuo nascondiglio,
ci sbranino i tuoi cani!». Giunsero gli spiriti
alla casa di Geštinanna e così parlarono:
«Dicci dov’è tuo fratello!», ma lei non aprì bocca,
rifiutò le loro offerte. Le strapparono le vesti,
le versarono pece nella vulva, ma non aprì bocca.

Andarono gli spiriti alla casa dell’amico,
gli fecero le stesse offerte. L’amico accettò.
Disse: «Dumuzi si nasconde nell’erba, ma dove
esattamente non lo so». Frugarono nell’erba,
gli spiriti non lo trovarono. «Cercatelo tra le piante!»,
disse l’amico. Frugarono, ma non lo trovarono.
«Guardate nei canali!», gridò l’amico. Nei canali
gli spiriti catturarono Dumuzi. Pianse e impallidì
il pastore. Poi esclamò: «Maledetto sia l’amico
che mi ha tradito e consegnato alla morte!».

Gli spiriti circondarono Dumuzi, gli legarono
mani e piedi, lo percossero e lo sfregiarono.
Dumuzi emise un gemito, tese le mani al cielo e implorò Utu:
«Cognato mio, dio giusto e pietoso, fa’ che io sfugga ai demoni,
fa’ che non mi prendano!». Utu, pietoso, accolse la preghiera:
tramutò le mani e i piedi di Dumuzi in quelli di una gazzella.
Dumuzi fuggì a Kubireš. I demoni non lo presero.