Bibbia – Giona salvato dal grosso pesce

Fu rivolta a Giona, figlio di Amittai, questa parola dal Signore: «Alzati, va’ a Ninive la grande città e in essa proclama che la loro malizia è salita fino a me».

Michelangelo-Giona
Michelangelo – Giona

Giona invece si mise in cammino per fuggire a Tarsis, lontano dal Signore. Scese a Giaffa, dove trovò una nave diretta a Tarsis. Pagato il prezzo del trasporto, s’imbarcò con loro per Tarsis, lontano dal Signore.
Ma il Signore scatenò sul mare un forte vento e ne venne in mare una tempesta tale che la nave stava per sfasciarsi.
I marinai impauriti invocavano ciascuno il proprio dio e gettarono a mare quanto avevano sulla nave per alleggerirla. Intanto Giona, sceso nel luogo più riposto della nave, si era coricato e dormiva profondamente.

Gli si avvicinò il capo dell’equipaggio e gli disse: «Che cos’hai così addormentato? Alzati, invoca il tuo dio! forse Dio si darà pensiero di noi e non periremo».
Quindi dissero fra loro: «Venite, gettiamo le sorti per sapere per colpa di chi ci è capitata questa sciagura».
Tirarono a sorte e la sorte cadde su Giona.

Gli domandarono: «Spiegaci dunque per causa di chi abbiamo questa sciagura. Qual è il tuo mestiere? Da dove vieni? Qual è il tuo paese? A quale popolo appartieni?».
Egli rispose: «Sono Ebreo e venero il Signore Dio del cielo, il quale ha fatto il mare e la terra».
Quegli uomini furono presi da grande timore e gli domandarono: «Che cosa hai fatto?».

Erano infatti venuti a sapere che egli fuggiva il Signore, perché lo aveva raccontato.
Essi gli dissero: «Che cosa dobbiamo fare di te perché si calmi il mare, che è contro di noi?». Infatti il mare infuriava sempre più.
Egli disse loro: «Prendetemi e gettatemi in mare e si calmerà il mare che ora è contro di voi, perché io so che questa grande tempesta vi ha colto per causa mia».

Quegli uomini cercavano a forza di remi di raggiungere la spiaggia, ma non ci riuscivano perché il mare andava sempre più crescendo contro di loro.
Allora implorarono il Signore e dissero: «Signore, fa’ che noi non perdiamo la vita a causa di quest’uomo e non imputarci il sangue innocente poiché tu, Signore, agisci secondo il tuo volere».
Quegli uomini ebbero un grande timore del Signore, offrirono sacrifici al Signore e fecero voti.

Giona-pesce

Ma il Signore dispose che un grosso pesce inghiottisse Giona; Giona rimase nel ventre del pesce tre giorni e tre notti.
Dal ventre del pesce Giona pregò il Signore: «Nella mia angoscia ho invocato il Signore ed egli mi ha esaudito; dal profondo degli inferi ho gridato e tu hai ascoltato la mia voce. Mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare e le correnti mi hanno circondato; tutti i tuoi flutti e le tue onde sono passati sopra di me. Io dicevo: Sono scacciato lontano dai tuoi occhi; eppure tornerò a guardare il tuo santo tempio? Le acque mi hanno sommerso fino alla gola, l’abisso mi ha avvolto, l’alga si è avvinta al mio capo. Sono sceso alle radici dei monti, la terra ha chiuso le sue spranghe dietro a me per sempre. Ma tu hai fatto risalire dalla fossa la mia vita, Signore mio Dio. Quando in me sentivo venire meno la vita, ho ricordato il Signore. La mia preghiera è giunta fino a te, fino alla tua santa dimora. Quelli che onorano vane nullità, abbandonano il loro amore. Ma io con voce di lode offrirò a te un sacrificio e adempirò il voto che ho fatto; la salvezza viene dal Signore».
E il Signore comandò al pesce ed esso vomitò Giona sull’asciutto.

(Giona, 1-2)