Kierkegaard – La fede ringiovanì Abramo

Abramo-mosaico
Mosaico della Basilica di san Marco a Venezia – Abramo

Grazie alla fede Abramo abbandonò la terra dei suoi padri e divenne straniero nella Terra Promessa (Ebrei, 11: 8 ss.). Lasciò indietro una cosa e prese con sé una cosa, lasciò la sua intelligenza terrena e prese con sé la fede: altrimenti non sarebbe certamente mai partito, se avesse pensato che era una cosa così assurda.
Grazie alla fede, egli era uno straniero nella Terra Promessa: non c’era nulla che gli ricordasse ciò che aveva caro, ma tutto con la sua novità non faceva che tentare la sua anima di una nostalgia malinconica.

Eppure, egli era l’eletto di Dio in cui Dio aveva posto la sua compiacenza!
Certo, se fosse stato uno spostato, respinto dalla grazia divina, allora avrebbe capito meglio la situazione che ora era come uno scherno su di lui e sulla sua fede.

C’è stato al mondo anche chi è vissuto esiliato dalla terra dei padri che egli amava. Egli non è dimenticato, neppure il suo lamento quando con malinconia ha cercato e trovato ciò che aveva perduto.
Di Abramo non esiste nessuna lamentazione.
È umano lamentarsi, è umano piangere con chi piange; ma è più grande il credere, più beato il contemplare il credente.

Grazie alla fede, Abramo ottenne la promessa che nel suo seme tutte le generazioni della terra sarebbero state benedette (Genesi, 22: 18). Il tempo passava, c’era la possibilità, Abramo credette.
Ci fu nel mondo chi anche aveva un’attesa. Il tempo passava, la sera incombeva, egli non fu così miserabile da dimenticare la sua promessa, perciò non dev’essere neppure dimenticato.
Allora egli si addolorò, ma il dolore non lo deluse come aveva fatto la vita; ma fece per lui tutto ciò che poté, nella dolcezza del dolore egli ottenne la sua attesa ingannata.
È umano addolorarsi, è umano soffrire con chi soffre, ma è più grande il credere, una maggiore beatitudine è osservare il credente.

Di Abramo non abbiamo nessuna lamentazione.
Egli non ha numerato con tristezza i giorni mentre il tempo passava, non ha guardato Sara con sguardo sospettoso per vedere se invecchiava, non ha fermato il cammino del sole (Giosuè, 10: 12-13) perché Sara non invecchiasse e con essa non invecchiasse anche la sua attesa, non ha cantato a Sara per calmarsi la sua nenia malinconica.

Abramo diventò vecchio e Sara la burla del paese, eppure egli era l’eletto di Dio e l’erede della promessa, nel suo seme sarebbero state benedette tutte le nazioni della terra.
Allora non sarebbe stato meglio che egli non fosse l’eletto di Dio?
Che significa essere l’eletto di Dio? significa vedersi negato in gioventù il desiderio della giovinezza per trovarsi esauditi con grande fatica nella vecchiaia?

Ma Abramo credette e mantenne la promessa.
Se Abramo avesse oscillato, l’avrebbe allora lasciata. Egli avrebbe detto a Dio: «Forse non è la tua volontà che questo avvenga, così rinuncio al mio desiderio; era questo l’unico che faceva la mia beatitudine. La mia anima è semplice e non nasconde nessun segreto rancore perché tu me l’hai rifiutato».

Egli non sarebbe stato dimenticato, avrebbe salvato molti col suo esempio, ma non sarebbe diventato il Padre della fede (Romani, 4: 16); poiché è una cosa grande il rinunciare al proprio desiderio, ma è più grande il mantenerlo dopo averlo abbandonato: è una cosa grande afferrare l’eternità, ma è più grande mantenere la realtà temporale dopo averla abbandonata. – Allora venne la pienezza dei tempi (Galati, 4: 4).

Se Abramo non avesse creduto, Sara sarebbe certamente morta di dolore e Abramo, inebetito dal dolore, non avrebbe compreso la promessa ma ne avrebbe sorriso come di un sogno di gioventù.
Ma Abramo credette, perciò egli è giovane; poiché colui che spera sempre la cosa migliore, costui invecchia perché deluso dalla vita; chi si tiene sempre pronto al peggio, costui invecchia precocemente; ma colui che crede, conserva un’eterna giovinezza.

Sia perciò lodata questa storia. Infatti Sara, malgrado la sua età, era giovane abbastanza per desiderare di diventare madre; e Abramo, malgrado la canizie, era ancora giovane abbastanza per desiderare di diventare padre.
A un osservatore esteriore il miracolo consiste nel fatto che la cosa avvenga secondo la propria attesa; in un senso più profondo, il miracolo della fede è che Abramo e Sara fossero così giovani da poter desiderare, che la fede avesse conservato il loro desiderio e con esso la loro giovinezza.

Egli ricevette il compimento della promessa, la ricevette il credente, e questo avvenne secondo la promessa e secondo la fede; poiché (anche) Mosè colpì la roccia col suo bastone, ma egli non credeva (Esodo, 16: 1 ss.).

(Kierkegaard, Timore e tremore)