Scholem – Lilith, la regina dei demoni

demoni-GiudaChi abbia assistito, negli ultimi anni, e in parte ancor oggi, a una inumazione a Gerusalemme, è sorpreso da uno spettacolo estremamente curioso che talvolta viene rappresentato davanti alla tomba aperta, prima che vi sia calato il cadavere.
Dieci ebrei danzano intorno al morto e recitano un salmo che secondo la tradizione ebraica tutti considerano come una difesa contro i demoni (Salmo 91), oppure un’altra preghiera.
Dopo la ronda viene posata una pietra sulla bara e recitato il versetto (Genesi, 24: 6): «Ai figli delle concubine che aveva Abramo, Abramo diede doni e li congedò».
Questa singolare danza funebre viene ripetuta sette volte.

Il senso di questo rito, che oggi è incomprensibile quasi per tutti coloro che vi assistono, è connesso con le idee della Kabbalah intorno alla vita sessuale e alla sacralità del seme umano.
A questo proposito c’è tutto un mito, che si propone di separare nettamente l’atto procreativo da altre pratiche sessuali che vengono demonizzate, soprattutto la masturbazione.

Secondo la tradizione talmudica i demoni sono stati creati la sera del venerdì al crepuscolo, sotto forma di spiriti che non poterono più ricevere un corpo, poiché nel frattempo era iniziato il sabato.
Da questa concezione successivamente fu tratta la conseguenza (forse lontana dalle stesse fonti talmudiche) che da allora i demoni cercano di procurarsi un corpo, e quindi si attaccano agli uomini.
Quando, dopo l’assassinio di Abele per mano del fratello, Adamo non volle più avere rapporti con sua moglie, vennero da lui demoni femminili, «succubi», e ne furono ingravidati: da questa unione, in cui dunque si faceva un uso cattivo e perverso della facoltà procreatrice di Adamo, deriva una specie di demoni che sono chiamati Nig’é bné Adam, «spiriti nocivi che provengono dall’uomo».

Queste antiche immagini sulla procreazione demoniaca nella polluzione o in altre pratiche, specialmente onanistiche, furono riprese dai cabalisti e sistematizzate nello Zohar, nel senso che Lilith, la regina dei demoni, o i demoni che appartengono alla sua corte, cercano di indurre l’uomo ad atti sessuali dove manca il partner femminile, per potersi così fabbricare un corpo per sé, col seme che cade nel vuoto.
Del resto, per quanto posso vedere, non è chiaro, a tutt’oggi, chi abbia sviluppato per la prima volta queste conseguenze e formulazioni particolareggiate su succubi e incubi, se si tratti di circoli cristiani o ebraici. La loro esistenza è già testimoniata da testi esoterici aramaici composti nel secolo VI in ambiente ebraico, e comunque sono già abbastanza sviluppate alla fine del secolo XIII nello Zohar, dove hanno una parte molto importante nelle idee sull’unione dell’«altra parte» con la vita umana.

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Mentre l’esecuzione del connubio fra uomo e donna nei suoi sacri confini costituisce per i cabalisti un mistero considerato con la massima riverenza (dopotutto la più classica e diffusa formulazione sull’essenza della meditazione mistica nel senso dei cabalisti si trova proprio in un testo dedicato alla natura e all’esecuzione della vita coniugale), l’abuso della facoltà procreativa è invece un atto distruttivo, che non incrementa il sacro, ma «l’altra parte».
Un’idea estrema di purezza ha portato qui alla conseguenza di considerare ogni violazione cosciente o inconsapevole delle sue leggi come un atto di procreazione di demoni.

Nel secolo XVI, dapprima negli scritti di un cabalista che proveniva ancora dalla Spagna, Abraham Sabba, questa concezione veniva poi congiunta con la morte dell’uomo in una maniera singolare.
Tutti i figli illegittimi che l’uomo ha generato con i demoni nel corso della sua vita, dopo la sua morte appaiono per partecipare al lamento funebre e all’inumazione.

«Tutti quegli spiriti che hanno fabbricato il loro corpo col suo seme lo considerano loro padre. Così deve espiare questa colpa soprattutto il giorno dell’inumazione; infatti quando viene portato alla tomba, essi sciamano attorno a lui come api e gridano: “Tu sei nostro padre”, e gemono e si lamentano dietro la sua bara, poiché perdono il corpo dove sono nati, e sono tormentati assieme agli altri demoni che fluttuano nell’aria [senza possedere un corpo]» (Hemdath Yamim, II, f. 98b).

Secondo altri in questa circostanza fanno valere le loro pretese sull’eredità del morto nei confronti degli altri figli, e cercano di danneggiare i figli legittimi.
Il rito dei sette giri attorno al morto, che creano un cerchio sacro, è una cerimonia di difesa che ha lo scopo d’impedire che quei falsi figli si avvicinino al morto, contaminino il cadavere o facciano altri danni.
Ciò spiegherebbe anche quel versetto della Genesi sui «figli delle concubine [demoniache]» che Abramo allontanò da sé, affinché non disturbassero Isacco, il figlio legittimo. Lo stesso scopo è anche perseguito da un rito analogo, quello secondo cui lungo il percorso da casa al cimitero la bara viene posata a terra per sette volte.

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Marcantonio Raimondi – Il giudizio di Paride

Ma, soprattutto, per questo motivo i cabalisti vietavano energicamente ai figli, e specialmente ai maschi, di accompagnare il morto alla tomba. Con un divieto esplicito il pio deve proibire «a tutti i suoi figli», quando è ancora in vita, di seguire la sua bara al cimitero, poiché in questo modo colpisce quegli illegittimi rampolli demoniaci, e, qualora essi si presentassero tuttavia al suo funerale, impedisce loro di minacciare i propri figli autentici e procreati in purezza.

Caratteristico, a questo proposito, è il resoconto del francofortese Johann Jakob Schudt, direttore di liceo, che nel 1717 racconta, parlando agli ebrei di Francoforte:
«Credono fermamente che quando un uomo perde il seme con l’aiuto di Mahlath [una diavolessa] e di Lilith, ne nascano spiriti cattivi, che tuttavia a loro tempo muoiono nuovamente. Ora quando muore un uomo e i suoi figli cominciano a piangere e lamentarsi, questi shedim nati dal suo seme, o spiriti cattivi, vengono anche loro e vogliono avere parte, con gli altri figli, del morto, che è loro padre; allora pizzicano il morto e gli tirano i capelli e gli fanno male, e Dio stesso si ricorda nuovamente del peccato del morto, quando vede questi bei rampolli vicino al cadavere. So che gli ebrei ordinano severamente ai loro figli di non piangere o emettere il minimo lamento, fin quando il cadavere non sia stato purificato al cimitero (e cioè lavato, ripulito, con le unghie delle mani e dei piedi tagliate), poiché solo allora questi spiriti impuri non potranno più partecipare del corpo purificato».

Con questa costellazione di immagini è anche collegato un altro rito, interessante e curioso. Infatti specialmente nell’anno bisestile si digiunava d’inverno, in determinate settimane, il lunedì e il giovedì, per «cancellare» la macchia che l’uomo infligge alla sua vera figura con la polluzione notturna e la masturbazione. Questo rito si chiama tikkun shovavim, e consta di speciali preghiere e penitenze.
Infatti, le lettere iniziali delle sezioni della Torâh che vengono lette nella sinagoga nei relativi sabati formano la parola Shovavim, i «degeneri», che si riferisce evidentemente a quei «figli degeneri» dell’uomo che questo rito aveva lo scopo di ricondurre nella sfera del sacro. L’uso esiste in Austria nel secolo XV, ma lo scritto che testimonia la sua esistenza non menziona esplicitamente l’aspetto sessuale. I cabalisti lo hanno successivamente adottato e rielaborato.

È vero che Lilith non partecipa solo delle pratiche sessuali illegittime. Minaccia perfino l’unione coniugale dell’uomo con sua moglie, poiché anche qui essa cerca di penetrare nel regno di Eva. E quindi veniva ampiamente praticato un rito raccomandato dallo Zohar, che aveva lo scopo di tenere lontana Lilith dal talamo coniugale.

«Nell’ora in cui l’uomo si unisce con sua moglie deve volgere il suo pensiero alla santità del suo Signore, e dire:
“Coperta di morbido velluto – sei tu qui?gendarmi
Via, via!
Non entrare e non uscire!
Nulla di tuo e nulla della tua parte!
Voltati, voltati, il mare infuria,
le sue onde ti chiamano.
Ma io afferro la parte santa,
con la santità del Re sono ricoperto”.
Poi deve avvolgere per un certo tempo la sua testa e quella di sua moglie in un panno, e successivamente spruzzare limpida acqua attorno al letto».

Nei riti di questo tipo, che ovviamente compaiono proprio in connessione con la sfera sessuale, si mostrano i lati più oscuri del rituale cabalistico, che rispecchiano le più profonde angosce ed emozioni dell’uomo.
Non si radicano più in regioni mitiche misticamente sublimate, ma nel mito aperto e inalterato; eppure la loro influenza non è stata molto inferiore a quella di quegli altri riti, in cui i cabalisti non hanno guardato all’«altra parte», ma al santo e alla sua realizzazione su questa terra […]

C’è inoltre una tradizione che parla della creazione di una donna prima ancora di Eva, e che forse può essere anche nata dal desiderio di eliminare la contraddizione di Genesi 1: 27, secondo cui l’uomo e la donna furono creati contemporaneamente, e 2: 21, dove Eva viene formata con la costola di Adamo.
Così secondo un midrash, che peraltro in questa forma è testimoniato solo nel sec. IX e nel X, venne creata dapprima una donna per Adamo fatta di terra, non con la sua costola o il suo fianco. Era Lilith, che tuttavia pretese una parità che non piacque al Signore del creato.
Il suo argomento era questo: siamo pari, perché entrambi siamo fatti di terra. Allora litigarono e Lilith passò i limiti, pronunciò il nome di Dio e volò via, incominciando una carriera demoniaca.

Prima, ancora nel secolo III, questo mito era noto in una forma un po’ diversa, senza rapporto col motivo demoniaco di Lilith.
Si parlava della «prima Eva», e Caino e Abele avrebbero litigato per il possesso di questa donna creata indipendentemente da Adamo e che quindi non era loro parente, dopo di che Dio l’avrebbe nuovamente trasformata in polvere.

(Scholem, La Kabbalah e il suo simbolismo)