Irlanda – Il figlio del re d’Irlanda

leprecaunC’era una volta in Irlanda il figlio d’un re. Un giorno andò a caccia col fucile e col cane. Tutto era coperto di neve.
Uccise un corvo. Il corvo cadde sulla neve. Il figlio del re non aveva mai visto nulla che fosse più bianco di quella neve né più nero delle penne di quel corvo né più rosso delle gocce del suo sangue sulla neve. Estasiato giurò che non avrebbe mai mangiato due pasti alla stessa tavola, né dormito due notti nello stesso letto finché non avesse trovato una donna coi capelli neri come il corvo, la pelle bianca come la neve e le guance rosse come il sangue.
Al mondo di donne fatte così una ce n’era, ma era nel mondo del Sol Levante: fu là che il figlio del re d’Irlanda andò a cercarla.

Era appena partito che, ecco, s’imbatté in una processione: era in realtà un funerale, un triste funerale perché il morto non poteva essere sepolto, finché qualcuno non ne avesse pagato i debiti. Il figlio del re d’Irlanda pagò i creditori e permise che il morto fosse sepolto.
Poi incontrò un ometto verde.
«Dove vai?», gli chiese il nano.
«Vado in cerca di una donna nel mondo del Sol Levante», rispose il figlio del re d’Irlanda.
«Verrò con te, se vuoi – disse l’ometto – purché mi concedi il primo bacio della dama, se mai la troveremo».

Dopo l’ometto, il figlio del re si procurò altri aiutanti: un uomo che puntava il fucile contro il merlo del Sol Levante, un altro che poggiando l’orecchio a terra era capace di sentir crescere l’erba, uno che sapeva rincorrere le lepri su una sola gamba, un altro che faceva girare la ruota di un mulino soffiando da una sola narice, e perfino uno che riusciva a spaccare le pietre senza martello.
In cambio del loro aiuto, il figlio del re promise a ciascuno un pezzo di terra, di modo che ciascuno ne facesse la sua casa e il suo giardino.

La brigata si mise dunque in cammino. Col loro aiuto il figlio del re d’Irlanda si procurò degli oggetti magici, ciascuno nella casa di un gigante: un cappuccio nero che rendeva invisibile chi lo calzava, delle vecchie ciabatte che facevano volare e una spada arrugginita che mandava in briciole tutto ciò che colpiva.
Quando finalmente giunsero nel mondo del Sol Levante, alla dimora della Dama, il figlio del re d’Irlanda la chiese in sposa.
La Dama gli disse: «Se mi vuoi, devi custodire questo paio di forbici per tutta la notte». Ma mentre lui dormiva gliele rubò e le diede al Re del Veleno. Tuttavia, l’ometto verde con le vecchie ciabatte ai piedi, il cappuccio in testa e la spada arrugginita in mano, andò nella dimora del Re del Veleno e se le riprese.

La notte successiva la Dama gli affidò un pettine da custodire. Intorno al castello, in cima a tre file di picche c’erano tre dozzine di teschi: erano dei giovani che erano venuti a chiederla in sposa prima di lui. Il figlio del re d’Irlanda doveva andare a prendere per lei la testa dell’uomo che si era pettinato con quel pettine e portargliela il mattino dopo.
Ma durante la notte la Dama gli sottrasse il pettine e lo diede al Re del Veleno che lo pose in un nascondiglio di pietra scavato in una roccia e vi pose tre dozzine di catenacci, e lui stesso si sedette alla porta, a custodire i catenacci.
L’ometto verde venne, calzando le ciabatte ai piedi e il cappuccio in testa, e impugnando la spada arrugginita menò un colpo contro la grotta di pietra e l’aprì. Menò un secondo colpo contro il Re del Veleno e gli mozzò la testa. Raccolse il pettine e la testa che era stata pettinata con quel pettine, e li portò al figlio del re d’Irlanda.

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Il re del veleno

Ma la Dama, per concedersi come sposa, impose una terza prova: andare a prendere le tre bottiglie del balsamo che guariva ogni ferita e si trovava nel pozzo del mondo del Sole Calante. La Dama affidò le tre bottiglie a una vecchia strega, ma l’ometto verde consegnò tre bottiglie all’uomo che correva con una sola gamba e lo mandò al pozzo.
Ma sulla via del ritorno la strega tirò fuori un teschio di cavallo, in cui c’era lo spillo del sonno, e lo pose sotto la testa dell’uomo; e quando l’uomo poggiò il capo sul teschio di cavallo, cadde addormentato. La strega svuotò le tre bottiglie dell’uomo e se ne andò. Ma l’uomo col fucile sparò contro il teschio di cavallo e lo fece schizzare via da sotto la testa del dormiente. Quello si destò e vide che le sue tre bottiglie erano vuote e che doveva tornare nuovamente al pozzo.

La strega intanto stava facendo ritorno al castello della Dama: bisognava fare in fretta! Entrò allora in azione l’uomo che muoveva la ruota del mulino soffiando con una sola narice e, quando vide che la strega arrivava, le soffiò contro una raffica di vento che la spinse lontano. Infine soffiò con tutt’e due le narici e scaraventò la strega di nuovo nel mondo del Sole Calante. Intanto arrivò l’uomo del figlio del re d’Irlanda e la prova fu vinta.

Ma non era ancora finita. Al figlio del re d’Irlanda fu imposta una quarta prova: doveva camminare per tre miglia senza scarpe né calze, su chiodi di acciaio. Ma lo spaccapietre spuntò quei chiodi, sicché il figlio del re d’Irlanda poté percorrere le tre miglia. La Dama si dovette allora arrendere.
I due giovani si sposarono e l’ometto verde doveva avere il primo bacio.

L’ometto verde condusse la sposa con sé in una camera e si accostò a lei. La Dama era piena di serpenti, e il figlio del re sarebbe stato ucciso quando fosse andato a letto con la sposa, ma l’ometto verde tirò fuori tutti i serpenti dalla Donna.
Poi andò dal figlio del re d’Irlanda e gli disse: «Ora puoi giacere con la tua sposa. Io sono l’uomo che era nella bara quel giorno, e per il quale tu pagasti le dieci ghinee. E tutti questi uomini che sono con te, sono aiutanti che Dio ti ha mandato».
L’ometto verde e i suoi uomini scomparvero e il figlio del re d’Irlanda non li rivide mai più. Portò la sua sposa con sé nel suo castello e insieme vissero una vita felice.