Irlanda – La Groac’h dell’isola del Lok

Houarn e Bellah erano stati promessi in matrimonio sin dalla culla, ma essendo rimasti orfani, furono costretti a mettersi a servizio per sopravvivere. Volevano stare insieme per sempre, ma dovettero separarsi.
Houarn decise di partire in cerca di fortuna. A malincuore Bellah accettò la sua decisione e, al momento del distacco, gli donò due terzi della sua eredità: una campanella e un coltello, mentre tenne per sé il bastone.

La campanella, detta di san Kolédok, aveva un suono che si faceva udire a qualunque distanza ed era dunque buona in caso di pericolo; il coltello, detto di san Corentin, sfuggiva ai sortilegi di maghi e demoni; in quanto al bastone, detto di San Vouga, bastava solo cavalcarlo e avrebbe portato ovunque si desiderasse.
Tenuto per sé il bastone, Bellah diede al suo promesso sposo le altre due cose. Houarn la ringraziò e si mise in cammino.

isola-LochDopo qualche giorno, giunse a una cittadina che sorgeva sulla riva d’un fiume, e mentre stava seduto sulla porta della locanda, sentì per caso due mulattieri che parlavano della Groac’h dell’isola del Lok.
Parlavano di lei come d’una fata e dicevano che abitava nel lago al centro dell’isola del Lok e che tutti quelli che si erano avventurati in quest’isola per rubarle i tesori non avevano più fatto ritorno. Houarn pensò che forse in quell’isola avrebbe potuto trovare la fortuna che cercava; si recò, dunque, sulla riva del lago e si fece traghettare da un battelliere.

Sbarcato sull’isola, Houarn notò un cigno che se ne stava addormentato sulle acque di uno stagno, gli si avvicinò e tentò di afferrarlo, ma il cigno si ridestò e si inabissò nelle acque del lago, trascinando con sé il ragazzo giù nel profondo, fino al palazzo della Groac’h.
Era un palazzo di conchiglie a cui si accedeva per una scala di cristallo fatta in modo tale che, quando uno ci poggiava il piede, ogni gradino cantava come un uccello dei boschi. Intorno c’erano meravigliosi giardini.

La Groac’h, che se ne stava sdraiata su un letto d’oro, era una donna bellissima, il suo volto aveva lo splendore di un interno di conchiglia. Houarn ne fu abbagliato e, quando lei gli propose di sposarla, dimenticando la promessa che lo legava a Bellah, accettò di diventare suo sposo.

Per festeggiare, la Groac’h convocò immediatamente i suoi servitori: a ogni chiamata accorreva un pesce, e la strega lo catturava con una rete d’acciaio. Poi, quando ebbe riempita la rete, gettò tutti i pesci in una padella d’oro e cominciò a friggerli.
Houarn sentì le voci dei pesci finiti in padella, udì i loro lamenti e, quando, per mangiare la frittura, avvicinò al piatto il coltello di san Corentin, ruppe l’incantesimo della strega e i pesci riassunsero sembianze umane.

Grati per averli liberati dall’incantesimo, così i pesci parlarono a Houarn. Gli dissero: «Anche noi, come te, venimmo nell’isola del Lok in cerca di fortuna, ma fummo stregati dalla Groac’h; cademmo nella rete dei suoi sortilegi e, come tu stesso hai visto, docili cademmo nella sua pentola. Dacci ascolto: fuggi, finché sei tempo! Fuggi, prima che la strega t’imprigioni nel suo palazzo!».

ranocchio-verdeMa non ebbero finito di parlare che, ecco, venne la Groac’h e, gettata la rete su Houarn, lo trasformò in un ranocchio verde.
La campanella che il ragazzo portava al collo iniziò allora a tintinnare da sola, e il suono giunse fino all’orecchio di Bellah e l’avvertì che Houarn era in pericolo.
Senza indugiare, Bellah afferrò il suo bastone e, pronunciando parole magiche, ne fece un puledro rosso, gli montò in groppa e partì al galoppo.

Giunse così al Salto del Cervo e si fermò, dal momento che mai né cavallo né giumenta si era arrampicato su per quella roccia.
Ma, pronunciate altre parole magiche, al puledro spuntarono le ali: Bellah poté così in un balzo solo scavalcare la rupe e giungere in cima.
Qui in un nido c’era il korandon, marito della Groac’h, trasformato in un galletto e costretto a covare sei uova. Fu lui a suggerire a Bellah come vincere le potenti arti della strega.

«Per ingannarla – le disse – ti aiuterò a travestirti da bel giovanotto. Così potrai sedurla e, una volta che l’avrai sedotta, ti sarà facile distrarla. Abbasserà la guardia, allenterà la sorveglianza, e tu, appena puoi, rubale la rete d’acciaio e gettagliela addosso! Fa’ che sia rinchiusa nei suoi stessi malefizi!».
Il korandon si staccò poi quattro capelli rossi, vi soffiò sopra e, pronunciando una formula magica, fece apparire quattro sarti che, con quei capelli, cucirono un abito per Bellah.

A Bellah bastò indossare quell’abito, per assumere l’aspetto di un giovane di incomparabile bellezza. In sella al suo cavallo alato, balzò fino all’isola del Lok, entrò nella barca a forma di cigno e si fece condurre al palazzo di conchiglie.
Appena la vide, la Groac’h credendola un giovanotto se ne invaghì e le chiese di divenire suo sposo.
Bellah accettò, ma aggiunse: «Lo farò a una condizione: che tu mi lasci pescare almeno una volta con la tua rete d’acciaio».
La strega, che non aveva alcun sospetto, le diede la rete. Ma Bellah gliela gettò subito addosso e la fece prigioniera.

Imprigionata nelle sembianze di un rospo, la bella fata delle acque divenne così l’orribile regina dei funghi. Bellah chiuse la rete e la gettò in un pozzo, sul quale pose una pietra suggellata col segno della croce, affinché non si potesse sollevare se non insieme a quelle delle tombe nel giorno del Giudizio. Poi liberò tutti i pesci dall’acquaio e, grazie al coltello, fece loro riassumere sembianze umane.
Trovò infine il ranocchio verde e, dalla campanella che portava al collo, riconobbe Houarn: anche a lui restituì l’aspetto umano.
E così, presi i tesori della strega, Houarn e Bellah poterono fare ritorno al loro paese, e là finalmente coronarono il loro sogno e si sposarono.