Coomaraswamy – Gli automi di legno

Il nostro mondo non è che un mirabile congegno ideato dal grande fabbro o falegname, e le creature sono allo stesso modo congegni di legno (ilici) azionati dalla sua potenza – di legno perché il materiale di cui è fatto il mondo è il Legno (dâru, vana = hylê); e pertanto l’Artista per mezzo di cui tutto è stato fatto è inevitabilmente un «falegname» […]

cinque-elementiNel tardo testo indù Kathâ Sarit Sâgara, la protagonista è Soma-prabhâ («Fulgore del Soma»), una delle due figlie dell’Asura Maya, il noto Titano «artefice degli dèi» (da identificare con Tvastr e, in ultima analisi, con Taumante, padre di Iride, e con fabbri come Dedalo, Efesto, Vulcano, Wieland e Reginn).
Soma-prabhâ assume forma umana e intrattiene la sua amica mortale Kalingasenâ con una varietà di Automi, descritti come «burattini di legno dotati di potere proprio».

Al riguardo essa fornisce al padre di Kalingasenâ le seguenti spiegazioni: «O re, queste macchine ingegnose, nella loro infinita varietà, sono opere d’arte create tempo fa da mio padre. E come questo grande congegno del mondo è essenzialmente un prodotto dei cinque elementi, così sono pure questi congegni. Riguardo ad essi, considerati ciascuno separatamente, ascolta: quello che ha a fondamento la Terra chiude le porte in modo che neppure Indra potrebbe aprire ciò che ha chiuso; la forma che origina dal congegno fatto con l’Acqua pare viva; il congegno formato di Fuoco emette fiamme; il congegno d’Aria esegue movimenti come l’andare e il venire; il congegno costituito di Etere pronuncia discorsi in modo distinto. Questi li ho tutti ricevuti da mio padre. Ma il congegno a Ruota che custodisce l’Acqua della Vita, quello lo conosce lui soltanto e nessun altro».

È molto significativo che il mago, il signore della Porta Attiva, sia anche un creatore di Automi e che, inoltre, egli non sia in origine un dio, ma un titano. La presenza di Automi in questo contesto è significativa perché «nell’Europa medievale gli automi in genere venivano creati per custodire un’entrata» (Douglas Bruce).
Nel Perlesvaus, per esempio, Gawain giunge a un castello rotante, la cui porta è custodita da due uomini fatti con arte e negromanzia, mentre nel Lancelot in prosa l’entrata della Dolorous Garde è protetta da statue di rame di cavalieri armati.

(Coomaraswamy, Il grande brivido)