von Franz – La prova del grano

semi-confusiVenere piena di collera cerca Psiche dovunque. Psiche alla fine si consegna alla dea e, quando giunge nel palazzo celeste, viene afferrata dalle ancelle di Venere, Inquietudine e Tristezza, torturata e tormentata. Chiunque abbia vissuto un amore infelice è in grado di comprendere questo aspetto.
Venere le ordina poi di procedere durante la notte alla cernita di una certa quantità di cereali.

In molte fiabe troviamo il tema della cernita dei cereali, per es. nella fiaba russa Vassilissa la bella, in cui la fanciulla infelice si reca nel bosco dalla strega, la baba-jaga, la dea della natura e della morte, dove deve dedicarsi alla cernita dei cereali.
Secondo Merkelbach questo motivo potrebbe avere a che fare coi misteri eleusini. Il grano è la sostanza mistica che incorpora la divinità materna come dea delle messi. Un mucchio caotico di grano è, in un certo senso, un’immagine dell’inconscio collettivo; sembra infatti allo stesso tempo un’unica essenza e una molteplicità di immagini e di figure attive.

Potremmo dire che gli archetipi dell’inconscio collettivo non sono reali finché non sono realizzati da un essere umano, diventano una realtà psicologica solo quando la psiche umana ne fa esperienza; perciò gli archetipi somigliano a un mucchio di cereali, a un caotico insieme di virtualità latenti, che sono innate in ogni essere umano; se però non vengono attivati da un contatto con la coscienza umana, vanno considerati come inesistenti.

Possiamo capire a che cosa somigli un simile mucchio di potenziali contenuti archetipici, osservando le vittime di una crisi schizofrenica. Chi si trova in questo stato produce a velocità incredibile una gran quantità di fantasie archetipiche, ma dopo non ricorda più nulla di quanto ha detto. I contenuti più sorprendenti, più straordinari fluiscono attraverso di lui, che non ne ha memoria.
Così l’inconscio collettivo va interpretato come un insieme di contenuti caotici, che contengono tutte le latenti possibilità di trasformarsi in qualcosa di significativo per la coscienza umana. Regna però la confusione e la coscienza è troppo debole per arginare questo torrente. Bisogna veramente possedere il ben dell’intelletto per poter selezionare tutto questo materiale, né è sufficiente, perché in questo campo non si può fare ordine solo con l’ausilio dell’intelletto.
È necessaria invece la funzione del sentimento, quello della scelta, che ci spinge a dire: ora voglio scegliere questo e lasciare da parte quest’altro; voglio attenermi a questo, che mi è diventato cosciente, e non andare oltre. Se manca una valutazione da parte del sentimento non si può sapere che cosa sia o non sia importante. Nell’inconscio non è possibile separare il grano dal loglio.

Nel nostro racconto Psiche non è in grado di discernere da sola il grano dal loglio. C’è sempre però qualcosa che può salvarci, perché il caos dell’inconscio mantiene sempre anche una relazione con l’ordine.
Dinanzi all’inconscio dobbiamo ricorrere sempre a paradossi, e quando sottolineiamo il suo aspetto caotico, sappiamo anche che l’inconscio non è solo caos, ma anche ordine.
Solo l’ordine inconscio può in ultima istanza vincere sul disordine inconscio. Altro non si può fare che prestare attenzione e fare il massimo sforzo, anche se disperato, perché l’ordine si ristabilisca da solo.

I teologi cristiani chiamerebbero fede un tale atteggiamento: avere fede e fare del proprio meglio in una situazione apparentemente senza speranza, con la sensazione segreta, anche se si è perduti, di aver fatto tutto il possibile.
Si tratta di un comportamento eminentemente umano del quale non sarebbero capaci né gli dèi né gli animali. L’inconscio stesso nella sua caotica molteplicità risana allora il proprio disordine con l’ausilio di un’altra molteplicità caotica: quest’ultima, nella nostra favola, è indicata dall’invasione delle formiche.

formicheSpesso in occidente si parla male delle formiche e si dice: «Se si continua così fra poco diventeremo un formicaio», ossia si ricorre a un’immagine negativa per indicare il dissolvimento dell’individuo.
Ma la formica nella mitologia è in genere un simbolo positivo. Nella mitologia indiana ad esempio, secondo Erodoto essa aiuta il sole durante il viaggio notturno sotterraneo. In Egitto assolve a questo compito lo scarabeo.
In alcune leggende greche la formica estrae oro dalle viscere della terra, è il simbolo dell’ordine segreto dell’inconscio collettivo, in opposizione al nostro ordinamento statale burocratico.
Kerényi ha collegato le formiche col popolo dei Mirmidoni, che secondo i Greci furono i primi abitatori della loro terra, originati anzi direttamente dalla madre terra. Perciò nelle commedie attiche, i cui testi purtroppo sono andati perduti, c’erano degli uomini-formiche, i Mirmicantropi, che rappresentavano i primi abitanti.

Diversamente dalla madre distruttiva Afrodite-Venere, questi «figli della madre terra» vengono in aiuto a Psiche. Le formiche, e specialmente le loro cugine, le termiti, hanno in realtà qualità misteriose e inspiegabili. Sappiamo che le api si inviano segnali movendo la parte posteriore del corpo, ma per le termiti non si sa finora dell’esistenza di segnali del genere. Sappiamo che centinaia e centinaia di termiti sono in grado di costruire una struttura architettonica compiuta: per cercare di scoprire come le termiti comunicassero durante l’opera di costruzione, fu fatto l’esperimento di collocare al centro del termitaio una lastra divisoria di piombo.
Le termiti del lato sinistro costruirono la loro metà di edificio in modo che, tolta la lastra, essa combaciò esattamente con la metà destra. Risultò quindi che non utilizzavano segnali telegrafici, ma che il loro lavoro si svolgeva all’interno di un’organizzazione perfettamente sincrona; il che ancora rimane un mistero.
Quest’ordine delle termiti non è soltanto un fatto reale, è anche una bella metafora, perché fatti del genere si verificano anche tra noi nell’inconscio.

Un artista vissuto a lungo a Bali mi ha descritto lo stesso processo: un tempio era crollato e per vari motivi gli abitanti del villaggio decisero di costruirne uno nuovo e più vasto. Con sua grande sorpresa non esisteva alcun organizzatore, alcun architetto, non c’erano né piani né progetti, non c’era nemmeno un semplice scalpellino che coordinasse i lavori.
Un abitante del villaggio seduto in un angolo costruiva una colonna, un altro preparava le pietre. Non comunicavano tra loro, ma lavoravano con zelo. Alla fine misero insieme le varie parti del tempio e ogni pietra combaciava!
Il pittore non riuscì mai a sapere come fosse avvenuto questo miracolo. Avevano lavorato in modo preciso, cooperando interiormente. Il tempio viveva semplicemente nelle loro rappresentazioni interiori. Ecco la spiegazione.
Intesa in modo giusto, la fede è una grande conquista, soprattutto la pistis, la fedeltà alla legge interiore. Quando questa fedeltà e questo sentimento fanno la loro comparsa, emerge l’ordine segreto nascosto nel caos dell’inconscio.

(von Franz, L’asino d’oro)