Apuleio – Le nozze di Amore e Psiche

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Anthony van Dyck – Eros risveglia Psiche

Cupido intanto era guarito e la ferita gli si era ormai cicatrizzata, sicché, non tollerando più a lungo l’assenza della sua Psiche, per un’altissima finestra evase dalla stanza ove era rinchiuso e, con le ali rinvigorite dal lungo riposo, volando più veloce che mai accorse in aiuto di Psiche e, toltole via il sonno e avendolo accuratamente rinchiuso al suo posto nel cofanetto, toccandola leggermente con la punta di una sua freccia, la svegliò e le disse: «Ecco: una seconda volta ti eri perduta, misera, per colpa della tua solita curiosità! Porta ora a compimento la missione che ti è stata affidata dal comando di mia madre! al resto ci penserò io».

Ciò detto, l’amante lieve si levò sulle ali, mentre Psiche riportava subito a Venere il dono di Proserpina.
Cupido, dal canto suo, divorato dall’eccessivo amore e triste in volto, temendo l’improvvisa castità di sua madre, fece ritorno alle sue cose e, giunto in rapido volo fin sulla vetta del cielo, supplicò il gran Giove perorando la sua causa.

Allora Giove, presa la boccuccia di Cupido e accostatala con la mano alla sua bocca, lo baciò e così gli disse: «Anche se tu, mio signor figlio, non mi hai mai concesso l’onore che mi è dovuto per decreto divino, ma questo mio petto, dove pure si decidono le leggi degli elementi e il corso degli astri, di continui colpi l’hai ferito e di troppe avventure di libidine terrena l’hai macchiato, e contro le leggi, finanche la legge Giulia, e a dispetto della pubblica morale hai offeso la mia reputazione e la mia fama con squallide storie d’adulteri, mutando sconciamente il mio sereno aspetto in quello di serpenti, fiamme, belve feroci, uccelli e bestie da stalla, malgrado tutto ciò, memore della mia temperanza e poiché sei cresciuto tra queste mie braccia, farò tutto quello che vuoi, purché tu sappia vigilare su quelli che ti emulano e, se c’è adesso sulla terra una fanciulla che primeggia per bellezza, sappia di dovermi ripagare con lei del presente favore».

Ciò detto, comanda a Mercurio di convocare all’istante tutti gli dèi all’adunanza, dicendo che, se per caso uno dei celesti fosse mancato al concilio, sarebbe incorso nella pena di diecimila sesterzi.
Temendo questo, subito si riempì il consesso celeste e Giove, sedendo alto sul suo seggio sublime, così parlò: «O dèi coscritti nell’albo delle Muse, voi tutti certo conoscete questo giovincello che ho allevato con le mie mani. Penso che sia giunta l’ora di mettere un freno agli impeti di calore della sua prima giovinezza; si è ormai infamato abbastanza con le quotidiane vicende di adulterio e tutte le altre porcherie. Bisogna evitargli ogni occasione, e coi vincoli nuziali incatenare la sua puerile lussuria. S’è scelta una fanciulla e le ha tolto la verginità; se la tenga, la possieda, e del suo amore per sempre goda nelle braccia di Psiche».

Poi, rivolgendosi a Venere, aggiunse: «In quanto a te, figlia mia, non rattristarti, e a causa di queste nozze con una mortale non temere per il tuo lignaggio. Farò in modo che non siano nozze tra diseguali, ma legittime e conformi al diritto civile».

E immediatamente comanda a Mercurio di prendere Psiche e portarla in cielo. Le porge allora una coppa di ambrosia e dice: «Bevi, Psiche, bevi e sii immortale, né mai si scioglierà dal tuo vincolo Cupido, ma queste saranno per voi nozze perpetue!».

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Raffaello – Le nozze di Amore e Psiche

E senza indugio fu servito un lauto convito nuziale. Sul letto più alto giaceva lo sposo, abbracciando Psiche nel suo grembo. Così anche Giove con la sua Giunone, e così di seguito tutti gli dèi.
La coppa di nettare – che è il vino degli dèi – a Giove la porgeva allora quel suo rustico coppiere, agli altri invece l’offriva Libero; Vulcano cuoceva le pietanze; le Ore imporporavano ogni cosa di rose ed altri fiori; le Grazie spargevano balsami aromatici, e le Muse facevano risuonare i loro canti.

E cantò Apollo accompagnandosi con la cetra, e Venere, bellissima, danzò a tempo di quella dolce musica, su una scena che lei aveva così allestito di modo che le Muse intonassero un coro e suonassero i flauti, mentre Satiro e Panisco suonavano la zampogna.
Fu così che Psiche divenne la sposa legittima di Cupido e, quando il parto fu maturo, nacque loro una figlia – quella che noi chiamiamo Voluttà.

(Apuleio, Metamorfosi, 6: 21-24)