Esiodo – La nascita di Afrodite

Vasari-Mutilazione-Urano
Vasari – La mutilazione di Urano

Venne il grande Urano e portò la notte, intorno a Gaia
bramoso d’amore s’avvolse e si stese da ogni parte.
Kronos dalla tana allungò la mano sinistra,
con la destra impugnò la falce mostruosa dai denti aguzzi
e con un sol colpo recise il fallo di suo padre
e lo scagliò lontano, gettandoselo alle spalle.
Ma quello non gli cadde di mano senza frutto:
infatti, quante gocce di sangue ne sprizzarono,
tutte le raccolse Gaia: col passare degli anni,
ne generò le Erinni forti e i grandi Giganti,
fulgidi nelle loro armature e impugnanti lunghe lance,
e le Ninfe che sulla terra sconfinata chiamano Meliadi.
I genitali che prima aveva reciso con l’acciaio,
li scagliò dalla terraferma nelle onde del mare,
e per molto tempo andarono per mare e intorno
spuntava una schiuma bianca dalla pelle immortale,
e dentro la schiuma una fanciulla fu nutrita.
Dapprima veleggiò alla volta dei santi Citeresi,
di qui poi giunse a Cipro cinta dalle acque.
Ne uscì la bella vereconda dea: Afrodite,
la dea donata dalla schiuma, l’incoronata Citerea,
la chiamano gli dèi e gli uomini, poiché nella schiuma
fu nutrita, e Citerea perché giunse ai Citeresi,
Cipriota perché nacque a Cipro dalle molte onde,
amante del fallo perché dal fallo era apparsa.
A lei si accompagnò Eros e il bel Desiderio la seguì,
lei che era nata per prima e che aprì la stirpe degli dèi.
Questo privilegio fin dal principio le spetta,
ed è il destino che tra uomini e dèi ha avuto in sorte:
melodie di fanciulla, sorrisi e inganni,
dolce piacere e amore a base di miele.

(Esiodo, Teogonia, 176-206)