Propp – La reclusa dai lunghi capelli

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Anonimo 700 – Sansone e Dalila

Nella fiaba ricorre, sovente, un particolare tipo di divieto […]
Si tratta del divieto di tagliarsi i capelli. Si riteneva che nei capelli avesse sede l’anima o la forza magica. Perdere i capelli significava perdere la forza magica. Ritroviamo molto spesso questo convincimento, pur trascurando l’episodio di Sansone e Dalila.

«La figlia del re non abbandonava mai il terem, non respirava mai aria libera. Aveva molte pietre preziose e di ogni genere, ma la figlia del re si annoiava. I suoi capelli riuniti in una treccia cadevano fino al calcagno e cominciarono a chiamare la principessa Vassilissa Treccia d’oro, e a magnificare la sua bellezza» (Afanasjev, 74, P).

Il colore dorato dei capelli ci porta altrove; per il momento ci interessa la loro lunghezza. Il motivo dei lunghi capelli della principessa prigioniera è particolarmente chiaro in una fiaba tedesca (Grimm, Raperonzolo): «Quando compì dodici anni la fata la portò nel bosco e la rinchiuse in una torre, priva di scale e di porte … Ella aveva lunghi e magnifici capelli, sottili come fili d’oro. Nel sentire la voce della fata ella scioglieva i suoi capelli, li attorcigliava intorno a un gancio vicino alla finestra e penzolava giù per dodici braccia e la fata vi si arrampicava».

I lunghi capelli della principessa prigioniera sono un elemento caratteristico che incontriamo assai di sovente. Nella fiaba georgiana Iadon e Solovej una bellissima donna vive in un’alta torre, dalla quale fa penzolare i suoi capelli dorati. Per conquistare la bella Signora, è necessario avvolgere strettamente le sue chiome attorno alla mano.
Il divieto di tagliare i capelli non viene mai enunciato esplicitamente nella fiaba. Tuttavia i lunghi capelli della principessa prigioniera costituiscono una caratteristica della fiaba che incontriamo molto spesso. Questi capelli conferiscono alla figlia del re una particolare attrattiva.

Rapunzel-trecceLa proibizione di tagliare i capelli non viene menzionata nemmeno nelle descrizioni della reclusione dei re, dei figli di re e dei sacerdoti, anche quando tale divieto è del tutto possibile.
Il divieto di tagliare i capelli ci è inoltre noto in una diversa connessione e precisamente nell’usanza di isolare le fanciulle nel periodo delle mestruazioni. È abbastanza noto che le fanciulle venivano rinchiuse nel periodo delle mestruazioni. Frazer riferisce anche che a queste fanciulle era vietato tagliarsi e pettinarsi i capelli.

Esiste indubbiamente un nesso fra l’usanza di isolare i re e i figli di re e quella di isolare le fanciulle. Ambedue le usanze hanno fondamento negli stessi convincimenti e nelle medesime paure. La fiaba riflette ambedue le forme di isolamento. L’immagine della fanciulla a cui nella fiaba è inflitta la reclusione, è stata messa a confronto con l’isolamento delle fanciulle nel periodo delle purificazioni mensili a cui un tempo erano sottoposte. A conferma di questa idea Frazer riporta il mito di Danae […]

Effettivamente Raperonzolo viene segregata al compimento del dodicesimo anno, momento in cui perviene alla maturità sessuale. Ella viene segregata nel bosco, ed è proprio nel bosco che venivano portate le fanciulle. Talvolta indossavano elmi per coprirsi il volto. Qui invece si parla di una principessa che indossa una maschera.

C’è un’altra considerazione a favore di questo riscontro: alla segregazione della fanciulla solitamente segue il suo matrimonio, come vediamo anche nella fiaba. Spesso la divinità o il drago non rapiscono la fanciulla, ma le fanno visita in carcere. Così avviene nel mito di Danae; così avviene talvolta anche nella fiaba russa.
Qui la fanciulla viene ingravidata dal vento. «Egli, temendo che la fanciulla commettesse qualche sciocchezza, la mise in un’alta torre. E i muratori murarono le porte. Ma c’era un buchino nei mattoni. Una fessura, in una parola. E una volta la principessa si trovò accanto a questa fessura e il vento le gonfiò la pancia» (Fiabe e leggende della regione settentrionale: 42).

La reclusione nella torre prelude in modo evidente al matrimonio e, in particolare, a un matrimonio con un essere straordinario, un essere di genere divino dal quale nasce un figlio divino: nella fiaba russa è Ivan Veter (= «il figlio di Vento») e nel mito greco Perseo.
Spesso tuttavia a essere rinchiusa non è la madre, ma la futura moglie dell’eroe […]

Di tutte le specie di proibizioni, quella che nella fiaba si è conservata meglio è la proibizione di uscire di casa. Le altre specie sono catartiche (digiuno, oscurità, proibizione di guardare o di toccare, ecc.) e rispecchiate più debolmente.
Tuttavia, ancora non tutto è chiaro. Da alcuni segni indiretti, infatti, possiamo ritenere che la permanenza sottoterra o nell’oscurità o nella torre favorisse l’accumulazione di forze magiche, non a causa del divieto, ma semplicemente grazie alla permanenza.

Così nei racconti delle tribù Zuñi (America settentrionale) «il padre, che era un grande sacerdote, consacrò sua figlia al servizio sacro e perciò la tenne sempre in casa lontana dagli sguardi di tutti gli uomini e di tutta la nuova generazione». Ma in questa stanza penetra un raggio di sole, nasce un bambino. Questi casi devono essere tenuti presenti dagli studiosi del mito di Danae.
Noi sappiamo che nell’antico Perù venivano tenute chiuse «le fanciulle del sole». La gente non le vedeva mai. Esse erano ritenute mogli del sole e in realtà facevano da mogli al sostituto del dio-sole, cioè all’Inca. Il sole, in generale, appare molto più tardi, e in questi casi rispecchia ideologie contadine. Nella fiaba, il sole in questo ruolo è pressoché sconosciuto: la fiaba è più antica di questi casi.

(Propp, Le radici storiche dei racconti di magia)