Böðvar e Höttr duellano col troll

saga-Re-SteccoNella tradizione germanica, e più propriamente danese, c’è un racconto assai vicino a quello del duello di Þórr e Hrungnir.
L’episodio in questione, di cui è protagonista Böðvar Bjarki, costituisce la trama del cap.23 della Saga di Hrólfr Kraki, ovvero di quel Re così gracile e smilzo di corporatura da passare alla storia col soprannome di «Re Stecchino».

Un giorno le guardie del corpo di Hrólfr Kraki prendono a bersaglio dei loro lazzi il giovane Höttr, ma Böðvar ne prende le difese e uccide una di quelle guardie insolenti.
Il re, che apprezza gli uomini valorosi, anziché punirlo, offre a Böðvar il posto della guardia morta, e Böðvar accetta, ma a patto che il re assuma anche il povero Höttr.
Sia pure contro voglia, Hrólfr Kraki accetta: egli sa che Höttr è tutt’altro che valoroso e che non potrà ben figurare tra le sue guardie.

Ed ecco che all’approssimarsi della festa di metà inverno i guerrieri del re diventano di colpo tutti tristi: infatti, da un po’ di tempo, in quel periodo dell’anno, fa irruzione nelle terre del re un terribile mostro, che puntualmente uccide tutti coloro che osano affrontarlo.
«Non è un animale – dice spaventato Höttr – ma il più grande dei troll».

Come dunque testualmente Hrungnir era «il più forte fra i giganti», così quest’anonimo mostro della saga è «il più grande dei troll»; come Hrungnir invadeva il castello degli Asi, così il mostro irrompe nelle terre di Kraki.

Alla vigilia della festa di metà inverno, il re proibisce ai suoi guerrieri di uscire dal castello, ma col favore della notte Böðvar esce di nascosto, trascinando a forza con sé anche il pavido Höttr.
Al cospetto del mostro, Höttr terrorizzato si mette a urlare che il mostro lo divorerà. Böðvar Bjarki, per farlo tacere, lo scaraventa a terra nel fango, e non esita ad affrontare da solo il mostro.

trollSguainata la spada, con un fendente gli trapassa il cuore e il troll cade a terra stecchito. Poi va a riprendere Höttr e lo costringe a bere due grandi sorsi del sangue del mostro e a mangiarne un pezzo del cuore, quindi lo sfida a duello e, stavolta, finalmente, Höttr si mostra coraggioso ed accetta la sfida: è segno che ciò che ha bevuto e mangiato lo ha reso forte e coraggioso.
È quanto Böðvar voleva, perciò è inutile continuare il duello.
«Ben fatto, compagno Höttr – dice Böðvar – su, adesso, rimettiamo in piedi l’animale in modo da far credere che sia ancora vivo».

L’indomani, il re con una pattuglia esce dal castello per andare incontro al mostro: crede infatti, e così gli è stato riferito, che il troll sia ancora in vita.
Allora Böðvar gli propone di mandare Höttr a duellare col mostro, di modo che egli possa finalmente dimostrare quel che vale. Il re accetta ed Höttr, ricevuta da lui la spada Gullinhjalti («Elsa d’oro»), uccide senza fatica il fantoccio del mostro.

Il re non è però così stupido da non accorgersi della sostituzione: a ogni modo, si complimenta con Böðvar per aver trasformato Höttr in un campione degno di stare al suo servizio.
E per consacrare la metamorfosi avvenuta, impone ad Höttr un nuovo nome: dalla spada che ha usato, d’ora in poi sarà chiamato Hjalti.