Aiguesmortes – Non è successo realmente

Non è successo realmente. Non saprei neanche dire con esattezza che cosa vuol dire «realmente».
È successo però che, chiamato a raccontare le sue origini, quest’Uomo alla cui specie pretendiamo di appartenere, immancabilmente finisce per immaginarsi «caduto» da un alto rango.

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Bosch – L’Inferno «musicale»

È successo cioè, e ancora succede, che il Racconto prende questa piega. Ed eccolo a dire che un dì stavamo in paradiso, o che il nostro Antenato era un angelo, che a quei tempi tutto filava liscio: il lupo faceva all’amore con l’agnello, il leone giocava con le gazzelle, e il morso dei serpenti non era, come oggi, avvelenato dalla rabbia.

Insomma, per quanto si dilunghi a raccontare la Bellezza delle sue eroine, e sebbene abbia piacere a narrare soprattutto le storie di Amore, il Racconto, il più delle volte a sua insaputa, finisce per dar voce sempre e soltanto alla Nostalgia.
Come se, sul filo della Nostalgia del paradiso perduto, e solo su di esso, potessero venire avanti Bellezza e Amore. Venire in primo piano, a farsi guardare in faccia, essendo stati essi i primi a «fuggire» dal paradiso. I primi a cercarsi avventurosamente un paradiso altrove.

Il Racconto dice che saremmo rimasti sempre là, addormentati nel Lete e incoscienti a noi stessi, se Bellezza per prima non ce ne avesse spinto lontano – se Angelica non fosse fuggita nel bosco, ma soprattutto se non ci fosse giunta notizia alcuna di lei.
Se avesse fatto quel che ha fatto, e noi non l’avessimo sentito dire! Certo che sì, sarebbe stata tutta un’altra cosa, se Corvo non fosse andato a portare la spia ad Apollo!
È stata la notizia ad allarmarlo: la figlia del Re è fuggita! La Vergine non è più vergine (chissà che voleva dire). La più bella del Reame è scappata nel bosco. Dicono che ci è andata a fare l’amore con uno sconosciuto. E dicono che lui ha usato la forza per possederla.
Dicono questo e altro.

Dicono, per es., che nel bosco vive un Selvatico, una specie di Animale Peloso, e che il Re, sentendosi minacciato dalla sua presenza nei dintorni, per sicurezza ha mandato una prostituta a civilizzarlo.
Dicono che pure al Re, come a noi, era solo giunta una notizia. E per di più confusa. Insomma, lei chi era? la più bella o una sgualdrina qualsiasi? la peccatrice colpevole d’aver dato ascolto al Serpente, o la vittima immolata ai privilegi sessuali del Narratore?

Trattandosi di una notizia, e dunque di qualcosa di cui non si ha una diretta testimonianza oculare, chi la riceve dovrebbe fare bene attenzione a non far entrare il benché minimo «sussurro» diabolico nel suo paradiso.
arazzo-PelosoE … ma come potrebbe fare?
Come i compagni di Ulisse, turarsi le orecchie?
Ma può bastare?
E se la notizia ci venisse notificata lo stesso? per es., viene un uccellino e ce la canta alla finestra?

Uno spiffero. Sì, basta uno spiffero di vento, per mettersi a fiutare l’odore dei vicini. Magari solo per nostalgia della loro vicinanza, può succedere a volte di «vedere» le loro voci. Le loro voci che animatamente discutono, che con tutta l’anima discutono tra loro – perché ne va del loro «essere».
Chi può dire quanta fede è giusto prestare alle favole? C’è forse una misura della «fedeltà» di ciascuno al suo Affidatario?

Quel «sussurro», quella «notizia», dice il Racconto, dall’orecchio c’è entrata nel cervello, e di lì è discesa lungo la colonna eretta del nostro midollo. È discesa di sette vertebre, di sette cieli, di sette vocali, e s’è venuta a piantare nel cuore del nostro linguaggio immaginario.

Ora, dopo tante chiacchiere, è venuto il momento di provare a immaginarci chi ha messo in giro quella certa voce, da cui – all’improvviso, da bambini – ci sentiamo rivolta la parola?

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Luca Giordano – La caduta degli angeli ribelli

È Bellezza – dice il Racconto – è Lei che ti chiama dal mondo. Dice che è prigioniera di un’antica maledizione. Dice che a maledirla fu la parola del Corvo. E non solo del Corvo, perché dopo il Corvo molti altri animali ebbero a parlar male di lei. Nonché a trattarla da cenerentola o da puttana.

Tutte le parole del Racconto non hanno che da parlare di Lei, e della sua Bellezza. E di Amore che ci spinse a inseguire il suo miraggio, e a dire basta, non ne voglio più di paradiso.
Che paradiso era mai quello – senza Eva?
Ma, soprattutto, come potevamo noi sapere che quello era il paradiso, se non uscendo appresso a Eva a rimpiangerlo?

Fu una pazzia, non c’è dubbio. Una pazzia fu, eccitarci all’idea di essere noi a riportarla a casa, la fuggiasca. Perché, così, fuggimmo anche noi. Anche noi ci trovammo a rincorrere le farfalle.
E tutto questo perché?
Solo per una notizia, per un sussurro malefico del Vento che soffiava dietro le parole di un racconto.
Qualcuno, una volta, ci ha raccontato di Lei.
Anche se Lei non è mai successa a nessuno dei narratori che ne hanno narrato la Bellezza, è successo però che tutti se ne sono innamorati.
Fu una pazzia, è certo. La più ingenua delle pazzie fu giocare a «salvarla» dalla maledizione che su di lei aveva scagliato il Fabbro del Racconto, quando poi ero io il «male detto», io a sentirmi «maltrattato» dalle dicerie sentite a me d’intorno … io che avevo bisogno di chi mi «salvasse» dall’inferno dei «si dice», io che mi sentivo caduto nelle maldicenze degli invidiosi.

Perciò, da bambino, «vedevo» solo Lei.
Vedevo solo la sua voce, e mi veniva nostalgia.
Già allora.

(Aiguesmortes, Udite! Udite!)