Zolfo e mercurio

L’alchimista «lavora» sui minerali, nella convinzione che essi sono generati dall’unione di Zolfo (maschio) e Mercurio (femmina) che, in aspetto di serpenti o draghi, si avvitano attorno alla colonna vertebrale: attorno cioè alla «pietra», alla parte ossea, «minerale», del nostro corpo.

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Diana e Apollo presso l’athanor

Dei due, Zolfo è considerato «maschile» vuoi per la sua natura ignea, vuoi per la sua capacità di «fissare» e «colorare» Mercurio: Zolfo è «il Primo Mobile che fa girare in cerchio la ruota e l’asse» (Jung).
Mercurio, invece, è «femminile»: è la matrice che si lascia fecondare da Zolfo, accogliendone le «inseminazioni», tutte indistintamente: le più «brucianti» che sono poi anche quelle più «rumorose», ma anche le più «tiepide», ovvero quelle che sono poco più che «sussurrate».

Zolfo, dice il Racconto, una volta sussurrò qualcosa all’orecchio di Mercurio. Non era più forte del fruscio delle ali di un insetto, e tuttavia avvenne che Mercurio l’udì lo stesso, quel «richiamo».
Perciò Mercurio è chiamato «sangue matriciale» (mestruo): colando nel grembo alchemico dell’athanor, esso vivifica le forme sulfuree, dando loro un corpo di apparizione.
Vivifica ciò che l’orecchio ha udito, dandogli un «vedere». Vivifica l’eco, dandogli il miraggio di un narciso.

Cadendo nella Casa del Vento, un «sussurro» malefico, non più pesante di una piuma, giunse una volta all’orecchio di Adamo.
Era qualcosa come una «preghiera bestemmiata», una preghiera con la pretesa di essere esaudita. Non le bastava essere udita. Voleva di più. Quella preghiera era la voce di questa Volontà blasfema.

Voglio vedere ciò che ho udito! – disse Narciso, mentre correva allo specchio della Fonte.
Dalla Casa del Vento alla Casa dell’Acqua: quel «sussurro» ne ha fatta di strada.

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Dalì – Metamorfosi di Narciso

Dall’orecchio all’occhio: questo è il tragitto. E l’alchimista lo sa: Zolfo e Mercurio «si sposano» per generare le pietre miliari, pardon: le vertebre della «retta via», intorno a cui avvitarsi nella loro danza d’amore.

Mercurio è coinvolto nel destino di Zolfo, non meno di quanto Eva lo sia in quello di Adamo. Eva è prigioniera nella prigione di Adamo. L’immagine è «reclusa» nello spazio che il «sussurro» le apre. Dannata a condividere nell’occhio il destino di ciò che è entrato nel Tempio dell’udito (Rilke).
Essa è chiamata a «rovesciare» i ruoli. Chiamata all’ermafroditismo del «femminino creatore». E l’alchimista lo sa. Non c’è bisogno di dirglielo. Lui lo sa che Mercurio, la Femmina, Eva – la «sedotta» dalle Voci del Vento, è più che Maschio.
Sa che il Pavone è più seducente del Serpente che l’ha sedotto!
Sa che Eva schiaccerà la testa del Serpente sotto il suo «calcagno».
Sa che la Donna domina il Seduttore: sa che questo è il «tallone d’Achille» di ogni [minerale] maschio.

Mercurio è dunque chiamato a dissolvere tutte le coagulazioni, colando in tutte le forme fisiche, psichiche e spirituali, e investendole della propria «volatilità». Il che vuol dire: sottraendole a ogni sorta di «fissazione», nevrotica e/o luciferina.
Mercurio è sì argento come la Luna, ma in più è vivo, è capace di vita come il seme o lo sperma. Non a caso, gli alchimisti indù lo chiamano «seme di Šiva».
Anche Zolfo è soggetto a un’analoga ambiguità simbolica: agente della coagulazione, padrone delle forme, Dator luminum, da un lato, e tuttavia, dall’altro, in ogni forma coagulata esso è inerzia, corpo morto, ostacolo alla purificazione.

Mercurio e Zolfo devono, in fondo, «uccidersi» a vicenda. Devono uccidere l’uno il Passato dell’altro.
alchimista-fucinaPassando l’uno sull’altro, o l’uno trapassando nell’altro, Mercurio e Zolfo si ammalano e si guariscono in continuazione.

Uccidere il maschio nella femmina è gettare [rumorosamente] Zolfo su Mercurio.
Viceversa, uccidere la femmina che è nel maschio è votare [tacitamente] Mercurio a rivalersi su Zolfo.
Dici che non è chiaro?
E allora sta’ a sentire.

Mercurio e Zolfo, isolatamente presi, sono dannati all’impotenza eterna: Zolfo a rinchiudersi nell’orgoglio di Lucifero [non avrai altro dio all’infuori di Me], e Mercurio a transitare, troppo volatile, per essere mai fissabile in una forma.
Solo la reciprocità, solo l’ermafroditismo che si scambiano nelle quattro Case del Cuore Umano, fa sì che Zolfo e Mercurio, a turno entrambi maschio e femmina, sedotto e seduttore, continuino a «sposarsi», a fecondarsi e uccidersi nell’infinita sequenza di solve et coagula, che l’alchimista cerca di riprodurre nell’athanor.