Goethe – La prerogativa del muratore

[…] la folla procedeva lentamente e aveva già formato un cerchio intorno all’area in cui sarebbe sorto il nuovo edificio. Il proprietario, i familiari e gli ospiti di riguardo furono invitati a scendere nello scavo, dove, appoggiata a una parete, era già pronta per essere posta la pietra angolare.

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Theo van Doesburg – Paintings

Un muratore, vestito di tutto punto, la cazzuola in mano, il martello nell’altro, tenne un delizioso discorso in versi che, in prosa, possiamo rendere solo superficialmente.

«Di tre cose – incominciò – bisogna tenere conto, quando si costruisce un edificio: che sorga nel posto giusto, che abbia delle buone fondamenta, che sia eseguito alla perfezione. La prima dipende indubbiamente dal proprietario: infatti, come in città solo il principe e il comune possono decidere dove si può costruire, così in campagna è prerogativa del signore dire: la mia casa sorgerà qui, e da nessun’altra parte […]

«La terza cosa, l’esecuzione, è compito di moltissimi operai; anzi, sono pochi quelli che non vi contribuiscono. Ma la seconda, le fondamenta, è prerogativa del muratore ed è, diciamolo pure francamente, il momento più importante di tutta l’impresa. È un lavoro serio, come serio è il nostro invito, giacché questa solennità si celebra nel profondo della terra. Qui, in questo scavo, in questo spazio angusto, fateci l’onore di essere testimoni del nostro lavoro segreto. Tra poco abbasseremo questa pietra ben levigata e presto queste pareti di terra, ornate ora di persone così belle e così degne, non saranno più accessibili, ma verranno riempite fino all’orlo.

«Questa pietra che col suo angolo determina l’angolo retto dell’edificio, che con la sua forma rettangolare ne assicura la regolarità, che con la sua superficie orizzontale e con quella verticale garantisce che i muri e le pareti siano a piombo, potremmo abbassarla senz’altro, poiché il suo stesso peso la terrebbe ferma. Ma, anche qui, non deve mancare la calce, il mezzo di coesione: infatti, così come gli individui, che già per natura hanno una simpatia reciproca, stanno insieme ancora meglio quando la legge li unisce, allo stesso modo anche le pietre, i cui contorni già combacino, si saldano ancora meglio grazie a queste forze di coesione […]

«Il nostro lavoro, che ora vedete a cielo aperto – proseguì l’oratore – è destinato a rimanere nascosto, anche se non sempre si svolge di nascosto. Le fondamenta eseguite secondo le regole vengono sotterrate, e perfino per i muri, che costruiamo alla luce del sole, quando sono finiti, non c’è quasi più nessuno che si ricordi di noi. I lavori dello scalpellino e dello scultore colpiscono di più e, come se non bastasse, noi dobbiamo perfino essere contenti che l’imbianchino cancelli completamente le tracce del nostro intervento e si appropri della nostra opera, rivestendola, lisciandola e colorandola.

«A chi dunque più del muratore deve importare di aver soddisfazione da ciò che fa, quando lo fa bene? Chi più di lui è motivato anzitutto dalla coscienza? Una volta che la casa sia terminata, che il pavimento sia levigato e lastricato, e l’esterno decorato, egli riesce ancora a insinuarsi con lo sguardo attraverso tutti i rivestimenti, a riconoscere quelle giunture regolari e accurate alle quali l’intero edificio deve la sua esistenza e la sua durata.

«Ma, come chi ha commesso una cattiva azione deve temere che nonostante tutte le precauzioni essa venga scoperta, così chi ha fatto il bene di nascosto deve attendersi che anche questo venga un giorno alla luce, a dispetto delle sue intenzioni. Perciò questa pietra angolare la consideriamo anche una lapide commemorativa. Qui, in queste cavità di forma diversa che noi abbiamo scavato, dovranno essere deposti vari oggetti come testimonianza per i lontani posteri. Questi astucci metallici sigillati contengono delle notizie scritte; su queste lastre di metallo sono incisi ogni sorta di particolari degni di nota; in queste belle bottiglie di vetro versiamo del vino vecchio, il migliore, con l’indicazione dell’annata; non mancano monete d’ogni tipo, coniate quest’anno: tutte queste cose ci vengono dalla generosità del proprietario. Ma qui c’è ancora un po’ di posto, se a qualcuno dei presenti facesse piacere trasmettere qualcosa ai posteri».

(Goethe, Le affinità elettive, cap.9)