Lévi-Strauss – I cognati dell’uomo

giaguaro-donnaIl mito Opaié [La sposa del giaguaro] potrebbe certo intitolarsi: «il giaguaro tra gli uomini» e non, come i miti gé [cfr. Apinayé sull’Origine del fuoco], «l’uomo tra i giaguari».
In entrambi i miti la moglie del giaguaro è un essere umano e, ciò malgrado, gli uomini la temono più della belva. Essa è la moglie del giaguaro, ma questi non le è molto affezionato. È un essere umano, ma gli uomini preferiscono uccidere lei anziché il giaguaro […]

Il giaguaro e l’uomo sono termini polari, l’opposizione dei quali è doppiamente formulata nel linguaggio comune: uno mangia crudo, l’altro cotto; e, soprattutto, il giaguaro mangia l’uomo, ma l’uomo non mangia il giaguaro. Il contrasto è non soltanto assoluto, ma implica altresì che tra i due termini intercorra un rapporto fondato sulla reciprocità nulla.
Perché gli odierni beni dell’uomo (che il giaguaro non possiede più) possano provenire dal giaguaro (che li possedeva una volta, quando l’uomo ne era privo), è dunque necessario che tra l’uomo e il giaguaro appaia un termine mediatore: è appunto questa la funzione della moglie (umana) del giaguaro.

Ma una volta compiuto il trasferimento (grazie alla mediazione della donna):
a) questa donna diviene inutile, giacché ha assolto la funzione di condizione preliminare; l’unica che le fosse assegnata;
b) la sua sopravvivenza sarebbe in contraddizione con la situazione fondamentale, che è definita dalla reciprocità nulla.

Occorre quindi che la moglie del giaguaro sia soppressa […]

giaguaro2Il giaguaro è in funzione di «prenditore di donna» nei confronti di un gruppo umano. Ma è un cognato benevolo, che dà agli uomini il fuoco di cucina – o la carne arrostita – in cambio della sposa che ha ricevuto da loro, mentre i maiali selvatici sono l’incarnazione animale dei cognati malevoli, che negano il cibo, lo mercanteggiano o lo danno in modo insolente […]

La relazione di parentela acquisita è concettualizzata sotto forma di opposizione «natura/cultura», ma sempre assumendo il punto di vista dei «donatori di donne»: i «prenditori» hanno qualità d’uomini solamente quando i donatori stessi sono spiriti [uccelli o cacciatori di uccelli, qual è per es. Karusakaibé]. Altrove essi sono animali: giaguaro o maiale.
Giaguaro, quando la natura tende verso la cultura, giacché il giaguaro è un cognato che si comporta in modo civile e che dona agli uomini le arti della civiltà. Maiale, quando la cultura si degrada a natura, perché i maiali selvatici furono una volta uomini che si comportano rozzamente e che, invece di migliorare il cibo dei loro cognati (in cambio delle spose ricevute), si preoccuparono solo di soddisfarsi sessualmente: in altri termini, di prendere secondo la natura anziché dare secondo la cultura […]

La condizione di «donatore di donna», ossia dell’uomo in possesso di sorella o di figlia, lo condanna a stringere relazioni con esseri la cui natura gli sembra irriducibile alla sua.
Sempre assimilabili ad animali, questi esseri si dividono in due categorie: quella del giaguaro, cognato benevolo e pronto a portare aiuto, donatore delle arti della civiltà; e quella del maiale, cognato malevolo, utilizzabile invece solo sub specie naturae: come selvaggina (giacché è stato altresì impossibile addomesticarlo) […]

Nella realtà ogni «donatore» è certo anche un «prenditore». Ma, sotto questo profilo, i miti Mundurucu hanno cura di risparmiare all’eroe culturale Karusakaibé gli inconvenienti di una situazione ambigua. «Senza padre né madre» e in possesso esclusivo d’un figlio, Karusakaibé si trova già, se così si può dire, fuori gioco.
Lo stesso può dirsi di un’altra versione che fa di lui un bastardo abbandonato dalla madre e raccolto da un animale sostentatore. Talvolta lo si dice padre di due fanciulli che nessuna donna ha procreato. Oppure egli è sposato a Sikrida (Shikirida) che, prima di tramutarsi in pesce, si chiamava Aybamàm.

Magritte-pesce
Magritte – Pesce

Questa Sikrida è talvolta la madre del figlio maggiore del demiurgo, Korumtau: ma allora essa l’ha concepito da lontano, fecondata soltanto dalla parola di Karusakaibé, giacché, precisa tale versione, quest’ultimo «non ebbe mai rapporti sessuali con una donna».
Talvolta Sikrida appare solo dopo la nascita sintetica del secondo figlio del demiurgo: questi la sposa unicamente perché essa accudisca al fanciullo.
Vera e propria madre, Sikrida seduce il proprio figlio. Custode dell’altro figlio, seduce anche questo, oppure non riesce a impedire alle donne del villaggio di sedurlo.

Direttamente o per interposta persona, la sposa teoricamente ottenuta dai «donatori di donne» si comporta quindi come «prenditrice»; e in due forme estreme, in quanto seduttrice e incestuosa. Inoltre, dopo aver perduto il figlio maggiore, vittima dei maiali selvatici, il demiurgo se ne fabbrica un altro, scolpendolo in un tronco d’albero: cioè senza assumere la posizione di «prenditore di donne», poiché, in questo momento, egli ha già trasformato i «donatari» in selvaggina.

(Lévi-Strauss, Il crudo e il cotto)