Snorri Sturluson – Nascita e morte di Kvasir

Cominciò così che gli dèi ebbero guerra con quel popolo ch’è chiamato dei Vani. Ma intavolarono trattative di pace e stabilirono un patto in questo senso: di recarsi da ambedue le parti presso un recipiente e di sputarci dentro.
E quando si separarono, gli dèi non vollero che quel segno di pace andasse perduto, lo presero e ne fecero un uomo; questi si chiama Kvasir ed è tanto sapiente che nessuno può porgli una domanda su alcunché ch’egli non sappia rispondere.

Kvasir-Fjalarr-GalarrA lungo egli andò per il mondo per recare agli uomini saggezza, ed egli venne ospite da due nani, Fjalarr e Galarr, e costoro lo invitarono a un colloquio privato e lo uccisero; fecero scorrere il suo sangue in due recipienti e in una caldaia, essa ha nome Óðrerir e i due recipienti si chiamano Són e Boðn.
Mischiarono il sangue con del miele e ne venne quell’idromele che chi ne beve diviene poeta e uomo sapiente. I nani raccontarono agli Asi che Kvasir era soffocato nella sua stessa sapienza, poiché non c’era nessuno tanto saggio da poter attingere al suo sapere.

Poi i due nani invitarono presso di sé il gigante di nome Gillingr e la moglie di lui. E invitarono Gillingr ad andar in barca con loro sul mare. Ma quando furono arrivati lontani da terra i nani spinsero la barca contro i cavalloni e così la fecero rovesciare.
Gillingr non sapeva nuotare e affogò, mentre i nani recuperarono la loro barca e tornarono a riva.

Raccontarono alla moglie di lui quel che era successo ed ella ne ebbe gran dolore e pianse forte. Allora Fjalarr le chiese se potesse darle sollievo vedere sul mare il punto dove suo marito era annegato. Ed ella consentì.
Allora egli disse a Galarr, suo fratello, di salire sopra la porta e, quando ella fosse uscita, di farle cadere sulla testa una pietra da mulino, poiché, disse, non poteva sopportare quel lamento.
E quegli fece così.

Allorché Suttungr, nipote di Gillingr, venne a sapere tutto ciò, si recò dai nani, li prese, uscì in mare e li mise su una roccia che veniva coperta dall’alta marea.
Essi pregarono Suttungr di risparmiare loro la vita e gli offrirono come risarcimento per la morte dello zio il prezioso idromele, e così fu convenuto tra loro.
Suttungr si portò a casa l’idromele e lo custodì nel luogo che ha nome Hnitbjörg e vi pose a guardia sua figlia che ha nome Gunnlöð.

(Snorra Edda, Skáldskaparmál: 4)