Galles – La morte di Pryderi

Goewin-MathMath, figlio di Mathonwy, era signore del Gwynedd – e Pryderi, figlio di Pwyll, delle ventuno cantref del sud […]
A quell’epoca Math, figlio di Mathonwy, poteva vivere solo a condizione che i suoi piedi riposassero nel grembo d’una vergine, a meno che non ne fosse impedito dal tumulto di una guerra. La vergine che con lui così viveva era Goewin figlia di Pebin, di Dol Pebin nell’Arvon. Per quanto ne sapevano le genti del paese, ella era di gran lunga la più bella fanciulla del mondo.

Math risiedeva sempre a Caer Dathyl nell’Arvon; non era in grado di compiere l’usuale giro di ispezione nel paese, e al suo posto lo facevano Gilvaethwy e Gwydion figli di Don, suoi nipoti, figli della sorella, insieme alle genti della famiglia.
Goewin non lo lasciava mai.

Ora avvenne che Gilvaethwy rivolgesse i propri pensieri alla fanciulla e se ne innamorasse al punto che, a causa di lei, non sapeva cosa fare. Il suo amore era tale che cominciò a deperire, mutò incarnato, fisionomia, aspetto, sì che lo si riconosceva a fatica.
Un giorno il fratello Gwydion lo guardò con attenzione e: «Ragazzo – gli disse – cosa ti è accaduto?».
«Perché questa domanda? – egli rispose. – Cosa noti in me?».
«Vedo che hai perso il tuo aspetto e i tuoi colori: che cos’hai?».
«Signor fratello, è inutile che io confessi ad alcuno ciò che mi è accaduto».
«Di che si tratta, anima mia?».
«Tu conosci il privilegio di cui gode Math figlio di Mathonwy: se il vento raccoglie la minima conversazione tra due persone, anche mormorata nel tono più basso possibile, egli la viene a sapere».
«Bene, non aggiungere altro, conosco i tuoi pensieri: tu ami Goewin».

Visto che il fratello conosceva i suoi pensieri, Gilvaethwy esalò il sospiro più profondo del mondo.
«Non sospirare oltre, anima mia – disse Gwydion. – Non è così che si viene a capo di un’impresa. Poiché non vi è altro mezzo per prendere la fanciulla, farò sollevare il Gwynedd, il Powys e il Deheubarth. Rallegrati, lo farò per te».

Subito si recarono da Math figlio di Mathonwy.
«Signore – disse Gwydion – ho saputo che nel Dyfed sono giunti degli animali d’una specie che mai s’è vista in quest’isola».
«Come vengono chiamati?», chiese Math.
«Hob [maiale], signore».
«Che genere di animali sono?».
«Sono bestie piccole, ma la loro carne è più buona di quella dei bovini. Sono di taglia modesta e hanno nomi diversi. Adesso li si chiamano moch [porco]».
«A chi appartengono?».
«Sono stati mandati a Pryderi figlio di Pwyll da Arawn, re di Annwfn».
«Ebbene, in che modo sarebbe possibile averli da lui?».
«Signore, andrò io a chiedere quei porci con undici compagni travestiti da bardi. Non manco di fantasia: non tornerò senza i porci».
«Te l’accordo volentieri; parti, dunque!».

Con Gilvaethwy e dieci altri compagni, egli andò fin nel Ceredigion, nel luogo che oggi viene chiamato Ruddlan Teivi, ove si trovava la corte di Pryderi.
Vi entrarono travestiti da bardi. Fu riservata loro buona accoglienza. Quella sera, Gwydion fu fatto sedere accanto a Pryderi.
«Saremmo lieti – disse Pryderi – di ascoltare un racconto da quei giovani».
«È nostro costume – rispose Gwydion – che la prima sera in cui ci troviamo presso un uomo di rango sia il capo dei bardi a prendere la parola. Ti racconterò volentieri una storia».

Gwydion-porciGwydion era il più bravo narratore che vi fosse al mondo. Quella sera, egli intrattenne sì bene la corte con racconti e discorsi piacevoli, che tutti ne restarono affascinati e Pryderi fu lieto di conversare con lui.
Alla fine Gwydion disse: «Signore, vi è forse qualcuno che potrebbe assolvere qui meglio di me la mia missione?».
«Oh, no! – egli rispose. – La tua è una lingua ricca di risorse».
«Ecco qual è la mia missione, signore: ti devo richiedere gli animali che ti sono stati inviati da Annwfn».
«Sarebbe la cosa più semplice del mondo, se non esistesse tra quel paese e il mio un accordo secondo il quale io non mi priverò di essi, prima che se ne sia raddoppiato il numero».
«Signore, io posso liberarti dalla parola data. Ecco come: questa sera non me li dare, ma non me li rifiutare nemmeno. Domani, al loro posto ti proporrò degli oggetti di scambio».

La stessa notte, Gwydion e i compagni si riunirono nel proprio alloggio per accordarsi.
«Uomini – egli disse loro – non otterremo affatto i porci facendone richiesta».
«Certamente – essi risposero. – Attraverso quale artificio potremmo averli?».
«Li otterrò», disse Gwydion.

Ricorse alle arti magiche e prese a far mostra del proprio potere. Fece apparire dodici stalloni, dodici cani da caccia neri col petto bianco, coi loro dodici collari e i dodici lacci che tutti avrebbero creduto d’oro. I dodici cavalli portavano dodici selle, e tutto ciò che avrebbe dovuto essere di ferro era invece d’oro; le redini erano pari alle selle.
Si recò da Pryderi coi cavalli e i cani e: «Buongiorno a te, signore», disse.
«Dio ti sia propizio – rispose Pryderi. Sei il benvenuto!».
«Signore, ti do un mezzo per liberarti della parola che hai data, a quanto dicevi ieri sera, riguardo ai porci, e cioè che non li avresti donati né venduti. Puoi scambiarli con qualcosa di meglio. Ti offro questi dodici cavalli col loro equipaggiamento, quali tu li vedi, le selle e le redini; questi dodici cani da caccia coi collari e i lacci, nonché questi dodici scudi dorati».

Gli scudi erano funghi che egli aveva trasformati.
«Ebbene – disse Pryderi – terremo consiglio».
Decisero di dare a Gwydion i porci in cambio dei cavalli, dei cani e degli scudi. Le genti del nord presero congedo e si misero in cammino coi porci.
Gwydion-Gilfaethwy-porci«Compagni – disse Gwydion – dobbiamo camminare in fretta. L’incantesimo dura solo da un giorno all’altro».

La stessa sera camminarono fino alla zona più elevata del Ceredigion, nel luogo che ancora viene chiamato, per questo motivo, Mochdref [città dei porci].
L’indomani si misero in cammino, traversarono Elenit e, a notte, si trovarono tra Keri e Arwystli, nella città che viene anch’essa chiamata, da allora, Mochdref.
Ripreso il cammino, giunsero di notte in un kymmwt del Powys che, per questa ragione, viene chiamato Mochnant [ruscello dei porci]. Poi raggiunsero la cantref di Ros, e trascorsero la notte nella città ancor oggi nota col nome di Mochdref.

«Uomini – disse Gwydion – rifugiamoci, con questi animali, nel cuore del Gwynedd: sono state levate armate per inseguirci».
Si recarono alla città alta dell’Arllechwedd e vi costruirono un porcile, il che è valso alla città il nome di Creuwyryon [stabbio dei porci]. Costruito il porcile, andarono da Math figlio di Mathonwy, a Caer Dathyl. Quando vi giunsero, trovarono che il paese era chiamato alle armi.
«Cosa accade?», chiese Gwydion.
«Pryderi – gli fu risposto – sta raccogliendo le genti delle sue ventuno cantref per inseguirvi. Siamo stati stupiti dalla lentezza del vostro viaggio. Dove sono gli animali che siete andati a prendere?».
«Sono nell’altra cantref – disse Gwydion – laggiù, dove abbiamo costruito dei porcili».

Pryderi-attackIn quel momento, sentirono le trombe chiamare alle armi le genti del paese. Si armarono e marciarono fino a Pennardd nell’Arvon. Gwydion figlio di Don, con Gilvaethwy suo fratello, si recò a Caer Dathyl; Gwydion fece coricare Gilvaethwy con Goewin nel letto di Math figlio di Mathonwy, dopo aver oltraggiosamente gettato fuori le altre damigelle.
Gilvaethwy quella notte giacque con Goewin contro il volere di lei.
L’indomani, appena videro sorgere il giorno, si recarono da Math figlio di Mathonwy e dalle sue truppe.

Giunsero mentre si teneva il consiglio per decidere da quale parte attendere Pryderi e gli uomini del sud. Essi parteciparono alla delibera.
Fu deciso di attendere nel cuore del Gwynedd. E infatti, aspettarono proprio nel mezzo, tra le due maenawr di Pennardd e il bosco di Alun. Pryderi venne ad attaccarli.
Là vi fu uno scontro, e il massacro fu grande da entrambe le parti: gli uomini del sud furono costretti a ritirarsi. Indietreggiarono fino al luogo che ancor oggi viene chiamato Nantcall, inseguiti dagli avversari.
Ci fu allora un’indescrivibile carneficina. Poi essi batterono in ritirata fino a Dol Penmaen, dove si concentrarono e chiesero la pace.

Pryderi offrì ostaggi; gli ostaggi erano Gwrgi Gwastra e altri ventitre figli di capi. Poi andarono innanzi in pace fino a Traeth Mawr; ma, quando si trovarono riuniti a Melenryt, non fu possibile impedire a quanti andavano a piedi di scagliarsi frecce a vicenda.
Pryderi mandò messaggeri per chiedere a Math di fermare le proprie genti, e lasciare che la questione fosse regolata tra lui stesso e Gwydion figlio di Don, autore di tutto quel che stava accadendo.

Quando Math figlio di Mathonwy ebbe ascoltato il messaggio, disse: «Sul mio onore e per l’amore di Dio, se Gwydion figlio di Don acconsente, lo concedo volentieri; non costringerò alcuno a combattere al di là di ciò che è in nostro potere fare».
«In verità – dissero i messaggeri – Pryderi ritiene che l’uomo che l’ha così oltraggiato farebbe meglio a combattere corpo a corpo e lasciare in pace le sue genti».
«Ne porto a testimone Dio – disse Gwydion. – Non chiedo agli uomini del Gwynedd di battersi per me, quando posso combattere con Pryderi da solo a solo. Volentieri opporrò il mio corpo al suo».

La risposta fu riferita a Pryderi.
«Io – egli disse – non chiedo ad altri che a me stesso la vendetta per i torti che subisco».
Furono lasciati soli; si armarono e si batterono.
A causa della sua forza e del suo impeto, della magia e degli incantesimi, Gwydion vinse e Pryderi rimase ucciso.
Fu sotterrato a Maentyvyawc, sopra Melenryt: là è la sua tomba.

(Mabinogion: Math figlio di Mathonwy)