Se la tessitrice è Vega

La Tessitrice è una costellazione che conduce durante tutto l’anno una vita solitaria di lavoro; non lontano da lei un’altra costellazione, l’Aquila, si dedica al lavoro dei campi celesti: bisogna proprio che ovunque i sessi restino separati e si dividano i compiti. Tra loro scorre, frontiera sacra, il fiume della Via Lattea.
Una volta all’anno, il lavoro cessa e le costellazioni si congiungono: allora, per recarsi a celebrare le sue nozze annuali, la Vergine celeste passa a guado il fiume santo del Cielo …
(Granet, La religione dei Cinesi)

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Dabih, la stella beta del Capricorno

La Tessitrice celeste, Chih nu, è espressamente nominata nell’elenco stellare Cchen Tsun-Kuei. Si tratta di Vega, la stella alfa della Lira, una delle stelle del Palazzo centrale o Palazzo Imperiale (la regione circumpolare).
Nel sistema dei hsiu, secondo i calcoli di Biot, la culminazione di Vega coincideva con le 13 notti del transito meridiano sotto l’orizzonte (per una regione compresa tra il 34° e il 40° parallelo di latitudine nord, con riferimento all’anno 2357 a. C.) del nono hsiu, detto Niu o Cchien Niu, cioè Bue o Aiuto Mandriano, Dabih, la stella beta del Capricorno, situata nel Palazzo settentrionale.
Granet tuttavia, non convinto dell’esattezza di questi calcoli, avanzò l’ipotesi che il Mandriano fosse il nome di una stella (o d’un gruppo di stelle) dell’Aquila.

Il racconto dice che l’incontro tra il Mandriano e la Tessitrice «cade» il settimo giorno del settimo mese, allorché la Tessitrice lascia il Palazzo centrale e, guadata la Via Lattea, si congiunge al Mandriano (sulla scalinata nord del Palazzo zodiacale).
Viene così tracciata in cielo la via della discesa di Stella: quella che va dal Polo allo Zodiaco, passando per la Via Lattea. Non è la sola, e a onor del vero è solo «la più recente», o quanto meno una a noi più vicina nel tempo (anche se nell’ordine dei millenni).

Dabih-Altair

La via più antica, la via per cui la prima volta Stella discese sulla Terra (sullo Zodiaco), non passava, ma aveva origine dalla Via Lattea. Quella via «fu aperta» alla fine dell’Età dell’oro. Quest’altra, di cui racconta la leggenda cinese, è una via «tardiva», una via d’altronde «trafficata» da molti personaggi mitologici anche al di fuori della Cina.

Il nono hsiu cinese corrisponde infatti al 22° naksatra (casa lunare) indù, detto Šravanâ, anch’esso ambiguamente riferito ora alle stelle dell’Aquila, ora a quelle del Capricorno: questo naksatra, secondo la tradizione del Mahâbhârata, servì a Visvâmitra (Benetnaš) come piede d’appoggio per la sua «seconda» creazione. Ovvero per la sua «revisione» del primo mappamondo.
Questo «piede» era identificato dagli Indù con l’Asvattha, l’albero sacro del Risveglio di Buddha, letteralmente la «stazione del cavallo», là dove «il cavallo sta», la sua «stalla» (sia pure momentanea e improvvisata) ai piedi di quell’albero, in cui gli «addetti ai lavori» hanno già riconosciuto una stretta somiglianza con l’albero che gli antichi Germani chiamavano Yggdrasill, ovvero il frassino a cui Óðinn soleva legare il suo cavallo.

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A sinistra: Dabih – In alto a destra: l’Orsa Maggiore (Benetnaš è la stella più bassa)

Ma tu chiamala pure come vuoi: Aquila o Capricorno, Asvattha o Yggdrasill, fa lo stesso. Quel che conta è che la via tracciata dalla trama dei racconti intorno alla Tessitrice cinese non fu né la prima né l’unica via di discesa in terra: essa figura anche negli orologi stellari egizi e, pur tra mille difficoltà filologiche, la si può rintracciare ancora nei testi mesopotamici.

Nel senso della precessione, tutto lascia credere che la via più antica passava per il «pungiglione dello Scorpione» o comunque da quelle parti (il Lupo, per es.); dopo, altre ne vennero aperte: per Antares, tra Scorpione e Sagittario e, infine, tra Sagittario e Capricorno.