Le tre radici e fonti di Yggdrasill

Nessuno ha visto le radici del frassino Yggdrasill e la sua chioma che s’estende su tutta la Terra … sotto una delle sue radici si trova il mondo dei morti, sotto una seconda il mondo dei giganti, sotto una terza il mondo degli uomini … tra le sue foglie vive un gallo d’oro, o un’aquila, o un’aquila con un falcone tra gli occhi.
(Borges, Letterature germaniche medievali)

**

yggdrasil-cosmoSecondo la cosmologia norrena, il mondo si regge sul frassino Yggdrasill, il mondo cavalca il «cavallo del Terribile (alias Óðinn)».
Se infatti il frassino, in senso proprio, è l’albero ai cui piedi pascola il cavallo di Óðinn, l’albero a cui Óðinn lega il suo cavallo, in senso figurato, è di fatto il «cavallo» su cui il dio monta «alla rovescia», impiccandosi a testa in giù alla [mezza] cecità della sua Magia.
Frassino, cavallo e forca sono i tre ingredienti dell’enigmatica sapienza del «terribile» Óðinn. L’uno all’altro avvinto sta come un tralcio alla vite d’un solo enigma che forse mai nessuno scioglierà.

Certe volte si dice che il dio ferito da una lancia rimase appeso al frassino a testa in giù per trarre su le rune dall’altro mondo; altre volte invece che Óðinn assunse quella strana posizione per nascondere il suo occhio nella fonte di Mímir.
Se vuoi salire sulla cima dell’albero, inabissati in te stesso! Ecco lo strano insegnamento del dio. Fa’ dell’albero la tua forca, e vedrai il mondo alla rovescia!
A testa in giù lo vedrai e, come Óðinn, stando sospeso tra i due mondi, dall’abisso della tua infanzia trarrai su le «cifre» d’una sapienza, tua ma a te sconosciuta, finché a te stesso, e alla tua Leggenda, non ti sacrifichi alla maniera del dio.

Tre sono le radici di Yggdrasill e tre le fonti magiche che le innaffiano. La prima è in Ásgarðr, il Recinto degli Asi, e qui è localizzata la Fonte di Urðr, la più vecchia delle tre Norne [Urðr (passato), Verðandi (presente) e Skuld (futuro), che alla maniera delle Moire del X della Repubblica di Platone tessono, giocano e cantano le magiche rune a cui è appeso il filo del nostro cieco destino].
Tutto ciò che «cade» nello specchio d’acqua della fonte diviene bianco come la membrana che si trova nel guscio dell’uovo; bianco come il piumaggio di quella coppia di uccelli che in illo tempore si abbeverò a questa fonte, prima di mettere al mondo quel Cigno altrove noto col nome di Narciso. È presso di essa che si radunano tuttora gli dèi per prendere consiglio.

La seconda radice è nel Paese dei Giganti, là dove un tempo c’era il Ginnungagap, il paese dei ghiacci, il Paradiso iperboreo di Ymir, e dove adesso sgorga un’altra fonte magica, la fonte di Mímir in cui Óðinn si acceca a Se Stesso, lasciando in pegno il suo occhio.
A coloro che a essa accostano appena le labbra, la fonte dà scienza e saggezza, ma lo stesso Mímir fa la guardia e tiene lontani i «curiosi» e gli «indegni».

La terza radice sprofonda nella regione di Niflheimr, il Paese della Nuvola e delle Nebbie. Da sotto di essa sgorga la terza fonte detta Urðarbrunnr: qui si annida Niðhöggr, il «terribile drago», che assieme a una moltitudine di serpenti rode incessantemente la radice del frassino.
Solo l’aquila che abita lontano, sui rami più alti del frassino, solo l’aquila che nidifica lassù, nel fogliame di Yggdrasill, può vincere il drago. Sta scritto però nel Libro del destino che la loro guerra non finirà che alla fine del mondo.
Fino ad allora l’Aquila e il Serpente si contenderanno il futuro del mondo. Se lo contenderanno qui dove le antiche mappe dei narratori norreni situano il gorgo Hvergelmir.

Yggdrasil-bestieIl futuro del mondo, questa è la posta in palio.
Il mondo cadrà nel gorgo il giorno in cui anche la terza radice del frassino verrà sradicata dai Denti del Drago.
Questo dice il Racconto.
Dice che noi uomini abitiamo a Miðgarðr, nella Terra di Mezzo, tra il cielo e la terra. Dice che le tre radici della nostra «umanità» affondano sotto terra, nel nostro Passato Rimosso, e dice che due di esse le abbiamo già sradicate con le nostre stesse mani, allorché ci siamo strappati al nostro «vegetale» e al nostro «animale».

Dice che due volte ci siamo scippati alla nostra natura – e che ora ci troviamo, spaesati, a essere nel bel mezzo di una lotta fratricida tra gli dèi e i titani.
Dice che gli dèi abitano sulla cima del frassino, in Ásgarðr, allo zenit di tutte le nostre immaginazioni, nel Solstizio Eterno di una Parola, ahinoi, falsa.
Poveri noi uomini che ci troviamo a essere capitati nell’intrigo di un loro inganno, invischiati in un loro spergiuro, falsati da una loro menzogna.
Mentendo, gli dèi si separarono nel principio dei tempi dall’ingorda bestialità del Lupo. Come possiamo noi liberarci del Drago che ne ha preso le veci, se non continuando a mentire?
Il mondo umano avrà futuro finché rimarrà appeso al filo di quella divina remota menzogna da cui ebbe inizio. Ecco cosa dice il Racconto.
Roba da non crederci.