Galles – La testa di Bran

Escher-Castello-in-aria
Escher – Castello in aria

Una volta pattuita la pace, ci si mise all’opera per soddisfare le condizioni del trattato; fu costruita una casa alta e vasta.
Ma gli Irlandesi progettarono uno stratagemma: fissarono dei sostegni dalle due parti di ognuna delle cento colonne della casa. A ciascuno attaccarono un sacco di pelle e in ogni sacco posero un uomo armato.

Entrò per primo Evnissyen, notò i sacchi di pelle appesi alle colonne e: «Cosa c’è in questo sacco?», domandò a un Irlandese.
«Farina, anima mia», egli rispose.
Evnissyen lo tastò finche trovò la testa e la strinse finché le sue dita non incontrarono il midollo attraverso le ossa, poi la lasciò. Mise le mani su un altro, e chiese: «Cosa c’è in questo?».
«Farina», risposero gli Irlandesi.
E così, uno a uno, Evnissyen compì lo stesso gioco con tutti i sacchi, finché dei duecento uomini non ne rimase vivo che uno solo.
Si avvicinò a quest’ultimo e chiese: «Cosa c’è qui?».
«Farina», risposero gli Irlandesi.
Egli lo tastò finché ebbe trovata la testa e la strinse come le altre.

Intanto le truppe entravano nella casa. Gli uomini dell’isola d’Irlanda andarono da una parte e quelli dell’Isola dei Forti dall’altra.
Appena si furono seduti, vi fu concordia tra loro. Al figlio di Matholwch fu offerto il regno. Conclusa la pace, Bran fece venire il fanciullo: tutti provavano affetto per lui, e lui a tutti si avvicinava, tranne che a Evnissyen.
«Come mai – disse costui – mio nipote, il figlio di mia sorella, non viene da me? Anche se non fosse re d’Irlanda, io sarei lieto di mostrargli affetto».
«Acconsento volentieri – disse Bran. – Che vada»
Il fanciullo andò con gran letizia.
«Chiamo a testimone Dio – pensò Evnissyen. – La mia famiglia non immagina il misfatto che ora commetterò!».

Si alzò, afferrò il fanciullo per i piedi e, prima che alcuno della famiglia potesse fermarlo, lo lanciò con la testa in avanti nel fuoco ardente.
Branwen, vedendo il figlio tra le fiamme, volle, da dove era seduta, slanciarsi nel fuoco, ma Bran la prese con una mano, mentre con l’altra imbracciava lo scudo.
Subito s’accesero i combattimenti in tutta la casa; tutte quelle genti produssero il tumulto più grande che si fosse mai visto; ciascuno afferrò le armi.

Bran trattenne Branwen tra lo scudo e la spalla. Gli Irlandesi presero ad accendere il fuoco sotto il paiolo della risurrezione, e vi gettarono dentro i loro morti fino a riempirlo. calderone-paioloL’indomani, dal paiolo si levarono guerrieri temibili come mai, salvo che non potevano parlare.
Evnissyen, visti a terra i corpi che mai più sarebbero risorti degli uomini dell’Isola dei Forti, si disse: «O Dio, sventura a me che sono stato causa della distruzione della mia gente! Che io sia disonorato, se non trovo un mezzo di salvezza!».

Si introdusse tra i cadaveri degli Irlandesi. Due Irlandesi coi piedi nudi gli si avvicinarono e, presolo per uno di loro, lo gettarono nel paiolo.
Allora egli si distese nel paiolo in modo che esso si spaccò in quattro pezzi e il suo cuore si spezzò. E grazie a ciò gli uomini dell’Isola dei Forti ebbero il successo che conseguirono.
Ma la vittoria si ridusse al fatto che solo sette uomini poterono scampare; Bran fu ferito al piede da un colpo di lancia avvelenata.
«Prendete la mia testa – disse – portatela alla Bianca Collina di Londra e seppellitela in quel luogo col viso rivolto verso la Francia. Resterete a lungo in viaggio. La mia testa sarà per voi una compagnia piacevole, come nei migliori momenti in cui si trovava sulle mie spalle».
Essi gli mozzarono la testa e, portandola con sé, attraversarono il mare.

Sbarcarono a Aber Alaw nel Talebolion. Là sedettero e riposarono.
Branwen volse lo sguardo verso l’Irlanda e verso l’Isola dei Forti, su quanto riusciva a scorgerne.
«Ahimé, figlio di Dio – esclamò – sia maledetta la mia nascita! Due isole sì belle distrutte per causa mia!».
Emise un gran sospiro e il suo cuore si spezzò. Le fu scavata una tomba quadrata e fu sepolta in quel luogo, sulle rive dell’Alaw.

I sette uomini si misero in cammino alla volta di Londra. Per strada incontrarono un gruppo di uomini, dai quali seppero della morte di Caradoc.
«Il cuore di Caradoc – dissero – s’è spezzato per la disperazione quando ha visto la spada uccidere i suoi uomini senza poter riconoscere chi la muoveva. Era Caswallawn che aveva indossato un mantello incantato che lo rendeva invisibile. Solo la spada si vedeva».
Saputa la triste notizia, i sette sopravvissuti stettero sette anni a Harlech: al termine del settimo partirono alla volta del Galles.

Là trovarono un luogo piacevole, regale, alto sui flutti, con una grande sala. Due porte erano aperte, ma la terza, quella che dava sulla Cornovaglia, era chiusa.
«Questa – disse Manawyddan – è la porta che non dobbiamo aprire».
In quel luogo essi trascorsero la notte nell’abbondanza e nella letizia. Per quante sofferenze avessero viste, per quante ne avessero patite essi stessi, non ne serbavano memoria, come non ricordavano alcun dolore al mondo.

Bran-caputLà essi trascorsero ottant’anni in tal guisa che non rammentavano d’aver trascorso tempo migliore o più piacevole in tutta la vita.
Né avvertivano fatica: nessuno s’accorgeva che l’altro era più vecchio di tutti quegli anni rispetto a quando erano giunti in tal luogo. La presenza della testa non dava loro maggior pena di quando Bran era in vita.
E a causa degli ottanta anni così trascorsi, quel tempo venne chiamato «Il Convegno della Testa Miracolosa». Il tempo della spedizione in Irlanda si chiama «Il Convegno di Branwen e Matholwch».

Ma ecco cosa fece un giorno Hwilyn figlio di Gwynn.
«Il disonore ricada sulla mia barba – esclamò – se non apro questa porta per sapere s’è vero quel che si dice!».
Aprì la porta e gettò lo sguardo sulla Cornovaglia e sull’Aber Henvelen.
Appena ebbe guardato, tutte le perdite che essi avevano subite, la morte dei parenti e dei compagni, tutto il male che avevano patito, tornò loro alla memoria con la stessa chiarezza che se fossero avvenuti in quello stesso istante e, più di ogni altra cosa, la perdita del loro Signore.
A partire da quel momento essi non ebbero più pace e si diressero verso Londra con la testa di Bran.

Ottant’anni dopo – così lungo fu il viaggio – giunsero a Londra e seppellirono la testa sulla Bianca Collina.
E quando essa fu sepolta, quello fu uno dei tre «Felici Occultamenti» e, quando fu scoperta, fu una delle tre «Infelici Scoperte»: ché su quell’isola non poteva abbattersi alcun flagello, finché la testa fosse stata nascosta in tal luogo.

(Mabinogion, Branwen figlia di Llyr)