Goethe – Prometeo

Prometeo-nicolas-sébastien-adam
Nicolas-Sebastien Adam – Prometeo

Copri pure, Zeus, di vapore di nubi il tuo cielo
e come un fanciullo che decapiti cardi
prenditela pure con le querce e le montagne.
Ma lascia stare la mia terra, la mia capanna
che non tu hai costruito, e questo mio focolare
di cui il calore mi invidi. No, nulla io so
di più misero di voi sotto il sole, o dèi!
Nutrite a stento, col tributo dei sacrifici
e col fiato delle preghiere, la vostra maestà,
e patireste miserie se non ci fossero i bambini,
mendicanti e gente pazza, illusa di speranze.
Quando io ero ancora fanciullo, e niente di niente
sapevo, errabondo il mio sguardo volgevo al sole
come se lassù un orecchio vi fosse a sentire il mio
lamento, un cuore come il mio a impietosirsi
dell’oppresso. Chi di voi in aiuto mi venne
contro la tracotanza dei Titani? Chi dalla morte
mi salvò e dalla schiavitù? Non hai fatto tutto,
tutto da te, sacro mio cuore ardente? E ardevi,
giovane e bravo, ingannato, nel ringraziamento
per la tua salvezza, al Dormiente di lassù?
Io, venerare te? e perché? Hai mai mitigato
le pene dell’afflitto? mai asciugato le lacrime
dell’addolorato? Non mi fece uomo il tempo
onnipotente e l’eterno destino, padroni miei
e tuoi? T’illudevi forse che io la vita dovessi
abbandonare e fuggire nel deserto, perché
non tutti i sogni di fioritura sono maturati?
Qui sto e plasmo uomini a mia immagine,
un genere che a me sia simile: a soffrire,
piangere, godere ed essere contento
e di te non curarsi – come faccio io.