Esiodo – L’inganno di Prometeo

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Jean-Luois Cesar Lair – La tortura di Prometeo

Allorché tra gli dèi e gli uomini mortali sorse
a Mecone una disputa, con mente previdente Prometeo
diviso un grande bue lo pose innanzi a Zeus per ingannarlo.
Agli uomini infatti le carni e le interiora grasse di sego
in una pelle pose, nascondendole nel ventre bovino;
a lui invece ossa bianche di bue con arte ingannevole
assettate, pose nascondendo in grasso lucente.
Allora il padre di uomini e dèi così gli parlò:
«O figlio di Giapeto, di tutti illustre re,
o caro, come partigianamente dividesti le parti».
Così parlò schernendosi Zeus, lui che sa disegni immutabili.
E gli rispose lo scaltro Prometeo,
un po’ sorridendo, e non si scordò l’arte degli inganni:
«O Zeus illustre massimo degli dèi esistenti in eterno,
di questi prendi quale dei due te nell’animo la mente stimola».
Parlò con animo ingannevole; e Zeus disegni immutabili sapendo
seppe né ignorò l’inganno: mali presagì nell’animo
per gli uomini mortali, che dovevano compiersi.
Con tutt’e due le mani raccattò il bianco grasso.
Si sdegnò nella mente, la bile gli salì al cuore,
quando vide le ossa bianche di bue con arte ingannevole.
Da allora agli immortali sulla terra le stirpi umane
bruciano ossa bianche su altari da sacrificio.
Assai adirato parlò a lui il radunatore di nembi Zeus:
«O figlio di Giapeto, tu che sopra tutti conosci i disegni,
o caro, non ancora dimenticasti l’arte degli inganni».
Così parlò sdegnato Zeus immutabili disegni sapendo:
da allora poi negò l’instancabile forza del fuoco
ai vani mortali uomini che abitano sulla terra.
Ma l’astuto figlio di Giapeto l’ingannò,
nascondendo nel cavo d’una canna la fiamma
dell’instancabile fuoco che pure da lungi
si sarebbe vista: e s’irritò nell’animo
Zeus dall’alto tonante, si sdegnò nel cuore,
come vide tra gli uomini la fiamma del fuoco
che da lungi si avvista.

(Esiodo, Teogonia, 535-569)