Kerényi – Prima è la fecondità della donna

Non ci rimane che gettare uno sguardo sui ritrovamenti fatti nel santuario dei Cabiri presso Tebe, per cercare di risolvere il problema della funzione di fondatrice attribuita a Demetra.
Il problema preparatorio, relativo all’età di quell’attribuzione, può essere considerato già risolto. Il nome Pelarge dato alla fondatrice del culto segreto, rievoca idee antichissime. E sono idee antichissime anche quelle che si rispecchiano sui ritrovamenti che ci riportano almeno al periodo classico. L’età di costruzione del più antico tempio di pietra, rimesso alla luce, è il sesto o al più tardi l’inizio del quinto secolo avanti Cristo.

Il base al testo di Pausania bisogna ammettere l’esistenza anche di un luogo di iniziazioni più antico, un telesterion detto «Alexarius», certamente non costruito ancora in pietra, che si doveva trovare al di fuori dei limiti dello storico santuario di pietra.
1971.11.1 back 1Un secondo tempio in pietra venne costruito sul posto del primo, distrutto dai Persi, nel quinto secolo, e un terzo, dopo che anche questo secondo era caduto in preda delle distruzioni dei Macedoni, fu innalzato verso la fine del quarto secolo.

La maggior parte dei ritrovamenti che ora c’interessano consistono in vasi con raffigurazioni caratteristiche.
Caratteristici sono sia i temi e gli elementi decorativi, sia la concezione, una stilizzazione che passa nel grottesco o perlomeno lo sfiora. Il gruppo più caratteristico risale almeno alla seconda metà del quinto secolo; i motivi delle raffigurazioni sono certamente più antichi: gli uccelli palustri – dalle gambe lunghe e corte – che ne fanno parte, continuano una tradizione arcaica.

Il riferimento delle figurazioni vascolari al contenuto del culto segreto può essere di due specie, com’è il caso dei testi.
Vi sono illustrazioni dirette, mitologiche, del tema dei misteri, e vi sono racconti-chiave, le cui allusioni sono sufficientemente chiare per gli iniziati, mentre ai non-iniziati esse sembrano raffigurazioni di favole o semplici quadri della vita. Il mito di Pelarge e le scene con uccelli palustri dei vasi del Cabirion appartengono al medesimo piano.
I testi mitologici che facevano parte del primo gruppo, naturalmente erano tenuti segreti nei limiti del possibile. Tanto più preziosa è dunque una scena mitologica, con iscrizioni, conservata su alcuni cocci diventati celebri […]

La figura gigantesca, assimilata al tipo arcaico di Dioniso, del dio che in questa raffigurazione porta il nome «Kabiros» ci mostra che in quel culto segreto fondato da una dea, l’elemento maschile, nelle funzioni di un padre divino – questo è infatti il dio Kabiros che ha davanti a sé suo figlio, il Pais – era elevato al grado più alto possibile della dignità.
ceramica-CicognaLa linea di vita che parte da lui, l’origine, arriva bensì, attraverso il Pais, a un grottesco essere primordiale, il cabirico Primo Uomo, uno spirito che ha ancora da nascere, Pratolaos; ma la sposa dello sposo primordiale, dall’aspetto ugualmente grottesco e selvaggio, Mitos («il seme»), questa donna che dovrà partorire la vita attinta al cratere del padre Kabiros, è contraddistinta da grande bellezza e dall’eloquente nome «Krateia» («la Forte»).

Del secondo gruppo delle raffigurazioni, quello fiabesco, fanno parte soprattutto le raffigurazioni del popolo favoloso dei Pigmei con le gru.
I ridicoli nani fallici, i Pigmei, e i superbi e potenti uccelli del cielo, le gru, alludono al contrasto, caratteristico, a quanto sembra, di questi misteri, tra l’elemento maschile iniziando e l’elemento femminile iniziatore.
In tutti i culti segreti del mondo l’iniziando viene messo in situazioni penose e critiche, viene tormentato e deriso. Egli si difende pure; ma quando si arrende, la sua sconfitta è soltanto apparente ed è seguita dall’elevazione.

Così sembra fosse la situazione degli iniziandi nei misteri cabirici. Anche in questo si rivelava già ciò che è cabirico: il polo opposto alla dignità paterna dell’origine della vita, la ridicola petulanza e in pari tempo impacciata goffaggine del fallico.
È qualcosa di selvaggio e di grottesco che può essere anche mortifero, proprio come lo spirito pugnace e la voracità dei Pigmei che divorano i begli uccelli caduti.

vaso-due-trampolieriTanto più risalta, di fronte a simili esseri, il carattere celeste degli uccelli palustri. Gli uccelli acquatici dei vasi del Cabirion non ci fanno pensare alla materia inerte, a una sfera bassa che proprio l’elemento maschile debba superare, bensì al contrario: al rozzo e selvaggio elemento maschile, nano e attaccato alla terra, doveva venir relegato in regioni più alte per opera di un’alata femminilità.

E a questo punto possiamo rispondere, almeno in modo fugace e provvisorio, al problema della parte di fondatrice avuta da Demetra nei misteri dei Cabiri.
L’interpretazione di un particolare gruppo delle raffigurazioni di genere e fiabesche – le scene di iniziazione, concepite in un modo che, come il gioco, conserva solo l’aspetto comico, ma non quello sacro – dovrà far parte ugualmente di un ulteriore studio particolare.
Anche qui sia dunque detto solo brevemente che in quelle scene si riscontra anche l’elemento nuziale: una sposa completamente velata, con una ghirlanda in testa e accanto a essa due determinati ramoscelli che costituiscono un contrassegno cultuale.

In un altro quadro simili ramoscelli contraddistinguono lo sposo nelle nozze misteriche dionisiache, che però si svolgono nella medesima atmosfera, vale a dire sicuramente nel santuario dei Cabiri.
Tale ramoscello in greco si dice bakchos (βάκχος) ed è più giusto tradurlo con la parola «virgulto» o «rampollo», anche nel senso di quell’essere tenero e ancora quasi simile a una pianta, che nasce dalle nozze.
È per questo che anche Dioniso, il più tenero fanciullo divino nato prima del tempo, è Bakchos.

vaso-sirenaTra tutti gli oggetti simbolici che gli iniziati portano nelle raffigurazioni dei vasi del Cabirion, questo virgulto è l’unico che figura anche indipendentemente: perlopiù insieme con due uccelli acquatici, ripetendosi in una decorazione progressiva, ma anche in una specie di scena fiabesca.
Su una bacinella che nel suo altro lato porta soltanto un tralcio di mirti, questa scena del virgulto tra due uccelli palustri è inquadrata tra altri due singolari animali fiabeschi. Si tratta di due galli stilizzati in grifi – questi esseri prodigiosi dell’arte greca arcaica che già per la loro provenienza fanno pensare all’Oriente.
Come galli e grifi essi esprimono il carattere mattutino del sorgere che si produce quasi sotto la sorveglianza e la protezione dei due uccelli; e nello stesso tempo essi servono per una definizione mitologica del luogo, che ha lo stesso significato che hanno i nomi Leukania o isola di Elektra detti per Samotracia e la pianura «Aonia» o «mattutina» nel campo antecedente al santuario dei Cabiri presso Tebe.

Così dunque qui, anche in una scena fiabesca, noi ritroviamo il significato del mito di fondazione: il culto segreto, per coloro che lo conoscevano, era opera di una femminilità primordiale incarnata nella dea «Cicogna», la cui premura materna riguardava il rampollo, il sole sorgente nel corpo umano, la genesi della vita.
La virilità, specie nelle sue condizioni acerbe e giovanili, mette in rilievo soprattutto il suo aspetto di aggressività distruttrice: quasi solo sullo sfondo è anche l’uomo fecondo.

Sia in primo piano – in vicende visibili e concrete – sia sullo sfondo, in un misterioso processo intimo, prima è la fecondità della donna.
Aprire la strada verso questo sfondo, verso la genesi della vita, quasi metafisica nella sua connessione con tutte le radici della nostra esistenza, era, a quanto sembra, compito della donna.
Era essa a elevare l’uomo guerriero e propagatore di morte alla funzione, alla dignità e alla coscienza di originatore della vita.

A ciò può alludere anche il nome del luogo di iniziazione della Pelarge, «Alexarius», «allontanatore del dio della guerra».
Gli archetipi degli uomini iniziandi, i Cabiri, avevano ugualmente qualcosa dell’assassino, qualcosa da espiare, come tutti i guerrieri. Ma essi erano, nello stesso tempo, spiriti della vita che, nella loro espressione più primitiva, ronzavano ancora nei rhomboi, e secondo un’espressione più tarda spiravano come venti nutritori delle anime portando fecondità alle donne.
La trasformazione degli uomini in vere sorgenti della vita, in servizio dell’essere vivo più tenero, l’uomo in germe, il loro riconducimento forse alla più antica, certamente più semplice forma della humanitas: in ciò poteva consistere, secondo il mito di fondazione qui analizzato, il significato dei misteri dei Cabiri.

(Kerényi, Miti e misteri)