La coppia fa Teatro

Gatto-e-VolpeSuppongo che li hai riconosciuti.
Che se pure non sono più travestiti da dèi o da eroi (a quei tempi essi erano il Monocolo e il Monco – mentre adesso sono il Gatto e la Volpe), suppongo che li hai riconosciuti lo stesso.
I due «cattivi» compagni di strada.
Anche se le loro «mutilazioni» non sono le stesse, è il loro legame, il loro essere-coppia, come due fotogrammi di una stessa sequenza, che il Racconto insiste a replicare.

Ora sono lo zoppo e il cieco, ora invece il guercio e il mancino. Sebbene la commedia abbia finito per farne solo due poveracci, due sgangherati, due mariuoli da quattro soldi (pardon: da cinque zecchini), il «territorio» a cui ci guidano, che sia il Campo dei Miracoli o la Roma Eterna o la Società degli dèi, è là sullo sfondo a «reggere» l’intera messinscena.
È il Paese delle magie, dei talismani e dei sortilegi – il paese delle bugie, delle finzioni e delle immaginazioni.
È il Paese delle maschere deformi e delle smorfie terrificanti – il paese degli sguardi che paralizzano e delle ipnosi che seducono rapendo.

Non sapremo mai chi ebbe per primo quest’idea della coppia «difettosa». Certo è che era un uomo di teatro. Uno che sapeva che il Teatro è il «posto» del Racconto: il solo «posto» dove si può fingere un travaso del codice del Racconto in immagini. Il solo dove la Parola si lascia vestire di luci. Il solo dove i fantasmi possono prendere corpo. Il solo dove rappresentarne le presenze. Il solo dove metterne in atto le fantasie, e perché no?, quelle più terrificanti e angosciose.
Il Teatro è il Campo dei Miracoli del Racconto.
E tuttavia non c’è miracolo che si compia (questa è l’idea geniale del primo teatrante) senza la coppia dei due distorti che lo produce.
A chiacchiere, s’intende.

Non basta un «difetto». Ce ne vogliono due.
Come dire: solo meno per meno può dare più.
È solo la congiura di due «meno» che può spergiurare il falso: l’uno dell’altro. Di modo che il loro singolo «difetto» diventi complice dell’altro, stringa un patto con l’altro, si allei all’altro – fino a parlare, assieme, una lingua «altra» da quella che parlerebbero per dolersi isolatamente della loro pena.
Se metti in scena solo lo zoppo, o solo il cieco, è difficile che tu sfugga alla «tragedia».
Il Gatto da solo è il diavolo con o senza gli stivali, e ugualmente la Volpe da un capo all’altro dei racconti di tutto il mondo è condannata a rimediare solo figuracce: ogni impresa che tenta è votata al fiasco e al fallimento.

gatto-insegue-volpeAssieme invece diventano comici.
Sempre «cattivi» sono. Sempre perversi. Se li vedi conciati così quando compaiono sulla scena, è perché, prima dietro le quinte, se le sono date di santa ragione. Poi, miracolo!, sono scesi a patto tra loro.
Gli Asi hanno pattuito col Lupo: ti diamo un braccio in pegno, tu lasciaci vivere in pace fino alla fine del mondo!
I Romani hanno concordato la fine della guerra con gli Etruschi: vi abbiamo dato in pegno la mano di Muzio, ora tornate alle vostre case!
Il Gatto s’è messo d’accordo con la Volpe: io ti porto sulle spalle e in cambio tu mi guidi per le vie del mondo che mi è invisibile.

Gli effetti comici, la macchietta che assieme i due producono – sarà pure scesa dal cielo sulla terra, dagli dèi agli uomini, ma l’idea teatrale su cui si regge, non è per questo decaduta. Anzi, dissimulata dietro l’ilarità che induce negli spettatori, essa sta ancora lì. D’accordo, sullo sfondo.
Ma è il solo posto dove il Racconto si concede un’oasi, una pausa per tirare il fiato e poi rimettersi in cammino.
D’accordo, neanche quello è il «posto» del Racconto. Il Racconto, d’accordo, non ha più un posto. Forse non l’ha mai avuto. Forse è nato «spostato», prodotto da chissà quale «spostamento».
Il Teatro tuttavia, se non è il posto del Racconto, è il solo posto in cui si può compiere il miracolo, e il Racconto ha per un momento l’illusione d’essere a posto.
A chiacchiere, ovviamente.
Tanto più che sono le chiacchiere di due divini eroici o comici imbroglioni.

Un doppio imbroglio. L’anagramma di due imbrogli – è la via al Teatro.
Due guide – una coppia di guide: il Gatto e la Volpe, Virgilio e Beatrice.
Sta’ sicuro: la Commedia funziona!
Beati coloro a cui non serve un’ulteriore spiegazione.