Snorri Sturluson – Il sangue di Fáfnir

Cosa c’è ancora da raccontare sull’oro?
Hreiðmarr prese dunque l’oro come risarcimento per il figlio, ma Fáfnir e Reginn ne pretesero una parte come risarcimento per il fratello.
Hreiðmarr non ne concesse loro nemmeno un centesimo. E questo fu il piano malvagio dei fratelli: uccidere il padre per appropriarsi dell’oro.
Poi Reginn pretese che Fáfnir dividesse l’oro in parti uguali fra loro. Fáfnir rispose che era vano sperare ch’egli dividesse l’oro con suo fratello, che appunto per l’oro aveva ucciso suo padre e ingiunse a Reginn di andarsene subito, altrimenti gli sarebbe accaduto come a Hreiðmarr.

Fáfnir aveva preso l’elmo che era stato di Hreiðmarr e se l’era messo in testa, era chiamato l’elmo del terrore e tutti gli esseri viventi che lo vedono tremano, e aveva la spada che ha nome Hrotti.
Reginn aveva la spada che ha nome Refill. Egli fuggì subito.
Fáfnir allora salì alla landa di Gnita e si scavò una tana, si trasformò in drago e si accovacciò sull’oro.
Reginn si recò presso il re Hjálprekr a Þióði e là divenne il suo fabbro. Poi egli prese come figlio adottivo Sigurðr, figlio di Sigmundr della stirpe dei Völsungar, e di Hjördís, figlia di Eylimi.

Sigfrido-dragoSigurðr fu il più famoso fra tutti i condottieri per schiatta, forza e coraggio. Reginn gli raccontò dove Fáfnir giaceva sul proprio tesoro e lo incitò a conquistare quell’oro. Poi Reginn forgiò la spada che aveva nome Gramr, ch’era tanto affilata che, tenendola Sigurðr nell’acqua corrente, essa tagliò un fiocco di lana che portato dalla corrente aveva investito il filo della sua lama; subito dopo Sigurðr con quella spada tagliò di netto dall’alto fino alla base l’incudine di Reginn.

In seguito Sigurðr e Reginn andarono nella landa di Gnita. Poi Sigurðr scavò una fossa sul percorso abituale di Fáfnir e ci si pose dentro.
Quando Fáfnir se ne andò strisciando all’acqua passò sopra la fossa e Sigurðr allora gli infilò la spada nel ventre, e quella fu la sua fine.
Poi venne Reginn e disse che aveva ucciso suo fratello e come risarcimento gli chiese che prendesse il cuore di Fáfnir e lo arrostisse al fuoco. Reginn intanto si sdraiò e bevve il sangue di Fáfnir e si mise a dormire.

Sigurðr arrostì il cuore e a un certo punto pensò che dovesse esser cotto e tastò con il dito se fosse duro, dal cuore colò del sugo e lo scottò, egli allora si mise il dito in bocca.
Appena il sangue del cuore venne a contatto con la sua lingua, egli fu in grado di capire il linguaggio degli uccelli e apprese quanto dicevano le cince appollaiate sui rami.

(Snorra Edda, Skáldskaparmál, 40)