Ugarit – La storia di ‘Anat e Aqht

Ugarit-mappa

… [‘Anat] alzò la voce e disse:
«Ascolta, di grazia, eroe Aqht!
Chiedi argento e io te ne darò,
oro e io te lo procurerò!
Ma dona il tuo arco alla vergine ‘Anat,
le tue frecce alla Fidanzata delle genti».
Rispose però l’eroe Aqht:
«I più maestosi cedri del Libano,
i più resistenti tendini dei bufali selvaggi,
le corna più robuste dei capri di montagna,
i nervi dei garretti taurini,
le più forti canne dei canneti sterminati:
consegnali a Kôthar-e-Khasis,
affinché fabbrichi un arco per ‘Anat,
frecce per la Fidanzata delle genti».

Replicò allora la vergine ‘Anat:
«Richiedi la vita, eroe Aqht,
richiedi la vita e io te la darò,
l’immortalità e io te la concederò.
Ti lascerò contare gli anni insieme a Ba’al,
insieme ai figli di El potrai contare i mesi.
Proprio come Ba’al che, quando risuscita,
offre ospitalità a chi è richiamato in vita,
offre ospitalità e gli porge da bere,
e intona un canto in suo onore
l’aedo che sta al suo servizio;
proprio così farò rivivere l’eroe Aqht!».

Rispose però l’eroe Aqht:
«Non mentirmi, o Vergine,
ché per un eroe le tue menzogne son chiacchiere!
L’uomo, che destino può avere?
Quale sorte può avere un mortale?
Una coppa di vetro sarà posta anche sul mio capo,
un’offerta funeraria anche sul mio cranio!
La morte di tutti io morirò:
giacché mortale sono, dovrò morire.
Ma ora qualcos’altro voglio dirti:
gli archi son fatti per i guerrieri!
Non si addice alle donne andare a caccia!».

Scoppiò a ridere forte ‘Anat,
ma nel suo cuore concepì un disegno:
«Sta’ in guardia da me, eroe Aqht,
sta’ in guardia da me e vattene!
Se sul sentiero della disobbedienza
o su quello della superbia t’incontrerò,
ti abbatterò ai piedi io stessa,
proprio te, il più grazioso e forte degli uomini!».
Ella alzò i piedi e valicò la terra
e si diresse da El, alla confluenza dei due fiumi,
tra il flusso della corrente dei due oceani.

Anat2
La dea ‘Anat

Raggiunse la dimora di El
ed entrò nel padiglione del Re, Padre degli anni.
Ai piedi di El s’inchinò e cadde,
si prosternò e gli rese onore.
Lanciò calunnie contro l’eroe Aqht,
contro il figlio di Danil […]
E parlò la Vergine ‘Anat,
alzò la voce ed esclamò:
«Parole insolenti Aqht ha pronunciato[…]
ma tu nella tua casa, El,
nel tuo palazzo ben costrutto non ti rallegrare,
non compiacerti della maestà del tuo palazzo!
Io posso fracassarti il cranio,
arrossare di sangue i tuoi capelli bianchi,
di fiotti la tua candida barba!
Verrà forse Aqht a salvarti,
il figlio di Danil a difenderti
dalle mani della vergine ‘Anat?».
Rispose allora il benigno El, il Misericordioso:
«So bene, figlia mia, che tu sei facile all’ira,
che non c’è tra le dèe una pari a te per tenacia.
Va’, figlia mia: ingiusto è il tuo cuore!
Esegui ciò che hai in mente,
fa’ pure quello che mediti in petto:
sarà certo annientato chi a te osi opporsi!» […]

Partì la vergine ‘Anat,
e si diresse da Yutpan, il guerriero,
alzò la voce e disse:
«Aqht s’è fermato, o Yutpan,
nella città di Abiluma s’è fermato,
la città del principe Luna.
Ma quando la Luna si rinnoverà,
quando crescerà il suo corno destro,
senza fallo tu colpirai il suo cranio!».
Rispose allora il guerriero Yutpan:
«Ascolta, vergine ‘Anat,
per il suo arco sei pronta a colpirlo,
per le sue frecce tu non lo lascerai vivere?» […]

Rispose allora la vergine ‘Anat:
«Aspetta, Yutpan, che io ti spiegherò.
Ti metterò come un’aquila nel mio carniere,
come un uccello da preda nella mia bisaccia.
Non appena Aqht si sederà a mangiare,
il figlio di Danil a consumare il pasto,
sopra di lui le aquile volteggeranno,
lo punterà uno stormo di uccelli da preda.
Tra le aquile volteggerò io stessa,
proprio sopra Aqht io ti porrò:
colpiscilo due volte sul cranio,
tre volte sopra le orecchie!
Versa, come un assassino, il suo sangue,
come un omicida, sulle sue ginocchia!
Se ne uscirà come un soffio la sua anima,
come sputo il suo spirito,
come fumo dalle sue narici.
Non lo farò certo riavere dalle convulsioni di morte!».

Ella prese Yutpan, il guerriero,
lo mise come un’aquila nel suo sacco,
come un uccello da preda nella sua bisaccia.
Non appena Aqht sedette a mangiare,
il figlio di Danil a consumare il pasto,
sopra di lui le aquile volteggiarono,
lo puntò uno stormo di uccelli da preda.
Tra le aquile volteggiò ‘Anat,
proprio sopra Aqht ella lo pose:
egli lo colpì due volte sul cranio,
tre volte sopra le orecchie.

Versò, come un assassino, il suo sangue,
come un omicida, sulle sue ginocchia;
se ne uscì come un soffio la sua anima,
come saliva il suo spirito,
come fumo dalle sue narici.
Guardò ‘Anat lo scempio, opera del suo guerriero,
contemplò lo scempio di Aqht e pianse:
«Una vita per te io avrei creato,
ma a causa del tuo arco ti ho ucciso,
per le tue frecce non sei più in vita! […]
A causa del suo arco l’ho ucciso,
per il suo arco non l’ho lasciato vivere!
Ma il suo arco neanche l’ho avuto».

(tavolette di Ugarit)