L’arduo passaggio

Solo una volta in tutta la vita. Non succede due volte di passare di là. E non è più che un istante scippato agli dèi. Una scintilla furtiva, una casuale ermetica circostanza, data la quale tutti gli attrezzi per accendere il fuoco, al confronto, sembrano macchine rudimentali.
La porta si apre e si chiude a scatto! alfa e omega succinti in quel solo istante in cui la porta si può attraversare – solo così: a volo!
Per il resto della vita, è troppo presto o troppo tardi per andare a dare un’occhiata!

cervoNe fece esperienza il Cervo, allorché andò a rubare il fuoco alla Fanciulla che possedeva l’arco e la freccia meravigliosi: per entrare nella sua casa dovette passare per una porta che si apriva e si chiudeva come una mascella.
Il pensiero corre alla mascella d’asino nelle mani di Sansone. I Dayak del Borneo la descrivono come una mascella piovosa. In Sudamerica a impugnare la mascella a mo’ di arma, è Figlio di Tapiro.

«Quanto a quella strana porta che si chiude come una lama di ghigliottina, essa è tutt’uno con le non meno strane Planctai di Omero, con le Simplegadi degli Argonauti, gli scogli che cozzano tra loro, ma, ancora più lontano nel tempo, nella sua figurazione originaria, verticale, è l’Eclittica che si alza e si abbassa sull’orizzonte nel corso dell’anno» (Santillana, Fato antico e fato moderno).

Fino a non molto tempo fa, era ancora usanza in Polinesia, nei due giorni degli equinozi, nell’ora del tramonto, mettersi in barca per remare in direzione del Sole. Qualcuno doveva aver messo in giro la voce che solo in quei due giorni e solo al tramonto, si schiudessero al viandante le Porte del Tempo e che magicamente, per un istante, gli s’aprisse innanzi la via all’altro mondo.

Andare e venire – vivere quell’attimo di «gloria», essere investiti di quella luce, esserne accecati per vedere quell’altra fiamma, la Madre di tutti i fuochi, l’Intelligenza di tutte le intuizioni folgoranti, aperta e chiusa allo stesso tempo.
Andare e venire dal miracolo. Perdersi nel miraggio. E soprattutto sciogliersi da ogni fede o credenza, per affidarsi ciecamente al Caso – ovvero a ciò che «cade» in quell’istante, e che quell’istante «incide» una volta per sempre.
Una sola volta per tutta la vita.

La porta si apre e si chiude a scatto! è la Porta che agisce, e chi ci passa la subisce: se non si affretta, la Porta lo schiaccia o, perlomeno, gli mozza la coda.
La Porta è perciò detta Attiva – perché è essa ad attivare l’evento. È la Porta ad avvenire al viandante, e non viceversa. È la Porta a decidere chi passa e chi no.
L’«apriti Sesamo» non funziona che quella sola volta che la Porta si compiace di sentirsi chiamata Sesamo.
Che vanitosa che è! e quanti capricci fa la Porta!

polinesia-rematoriÈ solo agli equinozi che manifesta tutta questa sua capricciosa vanità, solo quando notte e giorno si equivalgono! – dice l’astronomo.
E come dargli torto se, per notte e giorno, si continua a intendere solo la notte e il giorno del nostro mondo?
Non c’è forse una notte dentro di noi? una notte più antica del nostro giorno?
E fu sera e fu mattina, un istante, ed ecco: la Porta si apre, il Grembo ti partorisce – com’è che continui a sentirti padrone del tuo destino?

Certo, la freccia che passa attraverso l’anello di congiunzione dello Zodiaco con l’Equatore (ti ricordi della vendetta di Odisseo?) o la barca polinesiana che penetra attraverso i battenti della porta del Sole, sono indizi preziosi per l’astronomo, in quanto segni che, nel Libro della memoria, alludono a un antico equinozio di primavera annunciato dal sorgere eliaco di Sirio, la stella-freccia (o la stella che faceva da bersaglio della freccia) scoccata dall’arco disegnato dalla costellazione della nave Argo.

Ma che segni sarebbero le nostre stelle, segni di chi, segni di che cosa, di quale passato, di quale assenza – se non le percepissimo come le sole tracce della via per cui … un istante e si passa di là?
I polinesiani dicono tuttora che non sono le nostre anime che aspirano al Sole, ma che è semmai il Sole che aspira l’anima di chi bussa alle sue porte, per trascinarla con sé nel Paradiso d’occidente o, come lo chiamano loro, nel «luogo dove saltano le anime».

Le anime saltano, le anime si esaltano solo quando il Sole le chiama a sé, solo quando allucinate dalla sua luce, per un istante, rivedono la Madre di tutti i fuochi, la Madonna Nera degli abissi celesti.
Le anime volano, quali colombe dal disio chiamate, o come oche al vento assoggettate, le anime sono sbattute di qua e di là, ma una volta, una sola volta nella loro vita, a ciascuna di esse è dato il caso di passare dall’altra parte della luce.
Solo una volta in tutta la vita. Non succede due volte. L’evento è sempre dispari!