India – Garuda va a rubare l’amrta

Kašyapa
Kašyapa

Kašyapa, l’ultimo degli Âditya, prima di ritirarsi in volontario esilio nell’eremo della foresta, chiamò a sé le due mogli, Kadrû e Vinatâ, e le invitò a esprimere un ultimo desiderio, perché le avrebbe accontentate.
L’ultimo desiderio di Kadrû fu di avere mille figli, Vinatâ invece ne chiese due soltanto, ma che fossero superiori ai figli di Kadrû.

Quando fu il tempo, Kadrû partorì mille serpenti. Dal canto suo Vinatâ, le cui due uova non si erano ancora schiuse, per impazienza ne aprì uno prima del tempo ma, anziché lo splendido fanciullo che lei si attendeva, venne fuori una creatura deforme, di colore rossastro, che fu poi chiamato Aruna.
Dall’altro uovo emerse invece un giovane di meraviglioso aspetto, ma coi piedi non del tutto formati: a lui fu poi imposto il nome di Garuda. Ma con un inganno Kadrû rese Vinatâ sua schiava e, per liberarla, pretese da Garuda la conquista dell’amrta custodito nel cielo di Indra.

Garuda
Garuda

Due serpenti montavano la guardia all’amrta: il loro sguardo poteva incenerire chiunque. Ma Garuda gettò un pugno di polvere nei loro occhi e, avendoli accecati, li uccise. E da allora il suo epiteto divenne «uccisore di serpenti».
Quando fu poi davanti al Soma, vide una ruota fornita di spade affilate e di mazze, una ruota dal bordo affilato, coperta di lame taglienti, che incessantemente ruotava, terrificante e splendente come il sole: un congegno d’aspetto indicibilmente spaventoso, abilmente forgiato dagli dèi per fare a pezzi i ladri di Soma: il viandante del cielo, avendovi scorto un’apertura, cominciò a girare, e contraendo il corpo sfrecciò istantaneamente fra i raggi … e in sembianze d’aquila volò via con l’Acqua di vita (Mahâbhârata, 1: 29).
Quindi, secondo i patti, consegnò la bevanda a Kadrû e ottenne in cambio la liberazione di sua madre.