Salish Sahaptin – La riconquista del fuoco

Salish-SahaptinUn tempo, gli uomini avevano un fuoco perenne e inestinguibile. Quel fuoco eterno era, in realtà, la madre di un giovane pescatore chiamato Lontra Terrestre.
La fiamma ardeva giorno e notte nella sua capanna e non c’era bisogno di aggiungervi legna, perché ad alimentarla era lo spirito di Madre Fuoco.

Un giorno però una fanciulla, avendo visto da lontano il fumo salire verso il cielo, andò alla capanna del pescatore per chiedergli di sposarla.
Nella capanna non c’era nessuno. In attesa di Lontra Terrestre, la fanciulla si sedette accanto al fuoco e aspettò. Passò del tempo, ma il pescatore non faceva ritorno. La fanciulla cominciò a sentire fame e decise di fare uno spuntino cuocendo sulla brace la radice che aveva portato con sé.
La dispose sui tizzoni ardenti, ma non fece in tempo ad appoggiarla che una fiammata improvvisa divorò la radice. In verità lo spirito di Madre Fuoco aveva creduto che la fanciulla volesse farle un’offerta e per questo aveva mangiato, bruciandola, la dolce radice.

La fanciulla però, ignara di tutto questo, afferrò l’attizzatoio e cominciò a mettere sottosopra il fuoco, cercando di recuperare il suo cibo in quella brace fumante. Così facendo, sparpagliò i tizzoni qua e là … quand’ecco, Lontra Terrestre fece ritorno da una battuta di pesca e, vedendo la sconosciuta che infieriva sul fuoco, si lanciò su di lei per strapparle di mano l’attizzatoio.
Ma – ahimé – era troppo tardi. Ogni tentativo fu inutile: il fuoco si spense. L’incauta ragazza aveva ucciso, senza saperlo, la madre del suo amato. E con la morte della Madre di Lontra Terrestre, da cui traevano alimento, tutti i fuochi del mondo si spensero.

cartina-pellerossaAllora Orso, Grizzly, Alce, Puma e tutti gli altri animali si radunarono per discutere su come recuperare il fuoco perduto.
Grizzly fu il primo a parlare: «Amici, – disse – per riconquistare il fuoco non c’è che un modo: salire al cielo e andare a rubare qualche tizzone ardente nella dimora dei Signori del fuoco, lassù, al di là della volta celeste».
Ma come arrampicarsi fin lassù?

Dopo lunga discussione, alla fine Orso ebbe un’idea: avrebbe scoccato una freccia piantandola nella volta celeste, poi, a turno, ciascun animale avrebbe lanciato la sua freccia colpendo il dardo precedente; così, conficcate una sull’altra, le frecce avrebbero formato un ponte, una sorta di scala lungo la quale essi avrebbero potuto ascendere al cielo.
L’idea fu giudicata buona. Allora Orso, imbracciato il suo arco ed estratta dalla faretra la freccia migliore, puntò verso il cielo, incoccò la freccia e tirò.
Il dardo sibilò velocissimo nel cielo e arrivò così in alto da scomparire alla vista degli animali, ma non riuscì ad arrivare fino alla volta celeste e, giunto ad una certa altezza, cadde di nuovo al suolo spezzandosi in due parti.

Il secondo a provare fu Grizzly. Quando scoccò la freccia, il tiro sembrava giusto; infatti, il dardo appuntito si avvicinò alla volta del cielo e vi si stava per conficcare quando, esaurita la sua spinta, girò su se stesso e ricadde a terra.
Fu quindi la volta di Volpe che, in verità, non sapeva impugnare l’arco. Infatti, non fu nemmeno capace di incoccare la freccia e, quando cercò di far partire il dardo, questo gli cadde ai piedi e la corda di tendine gli diede una frustata sulla mano.
Dopo di lui, Puma, Castoro e altri animali provarono a colpire la volta del cielo con i loro archi, ma pure loro fallirono. Nonostante la loro stazza, tutti i grandi e forti animali non riuscirono a lanciare la freccia così in alto.

uccellino-TsidatatQuando ormai tutti erano scoraggiati e stavano per rinunciare all’impresa, si fece avanti fra la folla un piccolo volatile: l’uccello Tsidatat.
L’uccellino chiese di poter provare, dinanzi allo sguardo scettico degli astanti. Orso però gli porse il suo arco e Tsidatat tirò: la freccia vibrò con incredibile velocità e in un baleno raggiunse il cielo e vi si conficcò.
Mentre gli animali esultavano, nel clamore generale, un altro uccellino, Scricciolo, si fece largo e tirò con l’arco. La sua freccia si piantò nella cocca di quella di Tsidatat.
Uno dopo l’altro, tutti i piccoli uccelli scagliarono le loro frecce, conficcandole l’una sull’altra, fino a formare una catena. E quando la catena di frecce si abbassò fino alla distanza del tiro di Orso, questi prese l’arco e riuscì a configgervi la sua freccia. Finalmente, la catena si abbassava fino a toccare il suolo. Un lunghissimo ponte di frecce univa adesso il cielo alla terra.

Tutto il popolo della terra si arrampicò lungo la catena e, in breve tempo, giunse in cima.
Ciascuno si guardò intorno: quel mondo celeste aveva l’aspetto di una immensa prateria verde solcata da un grande fiume che scorreva da un lieve pendio.
Gli animali si riunirono per un breve consiglio, per decidere in che modo rubare il fuoco ai Signori del Cielo.

Fu Castoro stavolta a concepire un piano astuto: si sarebbe lasciato trasportare dalla corrente del fiume finché non si fosse impigliato in una trappola da pesca, si sarebbe poi finto morto e, nel momento in cui i Signori del fuoco avessero provato a scuoiarlo, gli altri animali sarebbero accorsi e, aggredendoli alle spalle, li avrebbero potuti cogliere di sorpresa, rubare il fuoco e scappare.
Tutti furono d’accordo e Castoro cominciò a nuotare nel fiume finché non rimase impigliato in una nassa. I Signori del Fuoco arrivarono, lo videro e lo tirarono a riva. Castoro si fingeva morto.

castoroUno dei Signori notò che si trattava di un castoro del mondo inferiore: come mai l’intruso era arrivato fin lassù? Ma gli altri non diedero peso alla cosa e con i loro affilati coltelli d’osso erano sul punto di scuoiare l’eroica bestiola.
Improvvisamente gli animali li assaltarono alle spalle e, colpendoli coi loro randelli, li lasciarono storditi al suolo. Castoro balzò in piedi: era salvo per un pelo!

Un filo di fumo in lontananza indicava visibilmente il luogo in cui era custodito il fuoco. In un baleno Castoro fu nella capanna, saltò veloce sulla legna che ardeva e riuscì a catturare una parte di fuoco conservandola sotto l’unghia.
Presto giunsero tutti i suoi compagni e ciascuno s’impadronì di un tizzone, finché l’intero falò fu completamente sottratto. Ormai gli avventurosi animali avevano riconquistato il fuoco e potevano ridiscendere sulla terra. Tutto il fuoco del mondo celeste fu rapito dal luogo in cui era custodito e da allora non furono più accesi falò al di là della volta celeste.

Intanto i Signori del Fuoco, ripresisi, si lanciarono all’inseguimento dei ladri. Correndo a più non posso, questi si precipitarono giù lungo il ponte di frecce; prima Castoro, poi Alce, poi Orso, poi tutti gli altri.
L’ultimo a scendere fu Grizzly, che riuscì a guadagnare il lungo ponte di frecce proprio mentre i Signori del Fuoco stavano sopraggiungendo e, quando giunse a terra, ruppe la catena, cosicché gli inseguitori rimasero per sempre isolati al di là della volta celeste.

Gli animali vincitori erano ritornati sulla terra. Castoro depose le particelle di fuoco qua e là, in alcuni alberi cavi, e tutti i suoi compagni lo imitarono.
Intanto, dal cielo i Signori del fuoco, nel vano tentativo di spegnere il fuoco rubato, si misero a pisciare sulla terra.
Fu quella la prima pioggia. Ma, né quella né tutte le piogge di dopo, poterono più bastare a spegnere il fuoco.