Afanasjev – Dall’usignolo al corvo

… dovrei imparare dagli uccelli.
Gli uccelli fuggono via appena vedono un uomo.
Gli uccelli diffidano di tutti quelli che non volano.
Dovrei imparare dagli uccelli
a non fidarmi di chi non parla parole alate.

Guido Araldo-lingua-uccelli
Guido Araldo – La lingua degli uccelli

Vivevano in una certa città un mercante e una mercantessa, e il Signore diede loro un figlio con un’intelligenza superiore alla sua età, che aveva nome Vasilij.
Una volta stavano pranzando tutt’e tre, e sulla tavola pendeva una gabbia con un usignolo, che cantava così lamentevolmente che il mercante non poté trattenersi e disse: «Se trovassi una persona che indovinasse per davvero cosa canta l’usignolo, e quale sorte predice, mi pare che gli darei da vivo metà dei miei averi, e alla mia morte gli lascerei molti beni».
E il ragazzetto – aveva allora sei anni – guardò fisso negli occhi il padre e la madre, e disse: «Io so cosa canta l’usignolo, ma ho paura di dirlo».
«Parla senza nulla celare!», l’esortarono il padre e la madre.
E Vasilij in lacrime tradusse: «L’usignolo predice che verrà il tempo che dovrete servirmi: il babbo dovrà versarmi l’acqua, e la mamma asciugarmi il viso e le mani con un asciugamano».

usignoloQuelle parole amareggiarono il mercante e la mercantessa, ed essi decisero di disfarsi del loro figliolo. Costruirono una barchetta piccina, a notte fonda vi posero il ragazzetto addormentato e lo spinsero in alto mare.
In quello stesso momento l’usignolo cantore fuggì dalla gabbia, volò alla barchetta e si posò sulla spalla del ragazzo.
Vagola per il mare la barca, ed ecco volarle incontro una nave a vele spiegate. Il capitano vide il ragazzo e ne ebbe pietà, lo prese con sé, l’interrogò su tutto e fece promessa di mantenerlo e amarlo come fosse suo figlio.

Il giorno dopo dice il ragazzo al nuovo padrone: «L’usignolo canta che s’alzerà una tempesta da spezzare gli alberi, da strappare le vele; bisogna drizzare la prua verso un porto».
Ma il capitano non diede ascolto. E davvero s’alzò una tempesta che ruppe gli alberi e strappò le vele. Niente da fare, il passato non torna; drizzarono nuovi alberi, ripararono le vele e navigarono avanti.

E di nuovo Vasilij dice: «L’usignolo canta che ci vengono incontro dodici navi, tutte di corsari, che ci faranno prigionieri!».
Questa volta il capitano l’ascoltò, volse verso un’isola e vide veramente passare vicino dodici navi corsare.
Il capitano aspettò il tempo necessario, e poi si rimise a navigare.

corviPassò un certo tempo, la nave accostò alla città di Chvalynsk; il re di quel paese era afflitto già da vari anni da un corvo, una corva e un corvicino che gracchiando volavano dinanzi alle finestre della reggia, senza dar pace né giorno né notte.
Per quanto facessero non riuscivano a trovare la maniera di cacciarli dalle finestre, neanche il piombo li prendeva! Il re aveva ordinato di attaccare a ogni crocicchio e a ogni porto questo editto: a chi saprà allontanare dalle finestre della reggia il corvo e la corva, il re darà in compenso metà del suo reame e per moglie la sua figlia minore; ma se chi si metterà all’opera non combinerà niente, gli verrà tagliata la testa.

Molti erano coloro che desideravano imparentarsi col re, ma tutti dovettero deporre la loro testa sotto l’ascia del boia.
Quando Vasilij lo seppe, cominciò a pregare il capitano: «Permettimi di andare dal re, a scacciare il corvo e la corva».
E per quanto il capitano cercasse di dissuaderlo, non lo poté trattenere: «Be’, vai – dice – se però ti succede qualcosa di brutto, prenditela con te stesso».

Vasilij arrivò alla reggia, parlò col re e diede ordine di aprire la finestra attorno alla quale volavano i corvi. Tende l’orecchio al gridio degli uccelli e traduce al re: «Maestà, voi stesso vedete che ne volano qui tre: il corvo, sua moglie la corva e il loro figlio corvicino; il corvo e la corva discutono a chi appartiene il figlio, se al padre o alla madre, e chiedono un giudizio. Maestà, dite: a chi appartiene il figlio?».
Dice il re: «Al padre».
Ed ebbe appena pronunciate queste parole che il corvo e il corvicino volarono a destra, e la corva a sinistra.

Dopo di che il re prese con sé il ragazzo, che visse con lui godendo della sua benevolenza e di grandi onori; cresciuto e divenuto un bel ragazzo, sposò la principessa ed ebbe in dote metà del reame.
Una volta, gli venne l’idea di mettersi a viaggiare in vari posti, in terre straniere, a mirare e farsi ammirare; fece i preparativi e si mise a viaggiare.
Si fermò a pernottare in una città; passata la notte, al mattino si alzò e ordinò che gli dessero da lavarsi. Il padrone gli portò l’acqua, e la padrona gli porse l’asciugamano; il principe chiacchierò un po’ con loro e seppe che erano suo padre e sua madre; pianse dalla gioia e cadde ai piedi dei genitori; poi li prese con sé nella città di Chvalynsk, e vissero insieme, felici e contenti.