Ovidio – La rete di Vulcano

Canova-Marte-Venere
Canova – Marte e Venere

Amore vinse perfino il Sole che tempera di luce tutte le stelle. I suoi amori, che qui racconteremo, ebbero inizio dacché egli che tutto per primo vede, fu il primo a vedere, a quel che si dice, l’adulterio di Venere. Ne provò dolore, e a Vulcano, figlio di Giunone e marito di Venere, rivelò quei segreti convegni e ne mostrò il luogo.

E a Vulcano cascarono le braccia, e a terra cadde ciò che teneva nella sua mano di fabbro. Appena si riprese, fabbricò sottili catene di bronzo e reti e lacci tali da restare invisibili alla luce; non c’era tessuto né ragnatela appesa a trave di soffitto che superasse quell’opera in quanto a trasparenza. E fece in modo che scattassero al più leggero tocco e al minimo movimento, e dispose il tutto ad arte intorno al letto.

Quando la sposa e l’adultero vennero insieme a letto, tutt’e due nel bel mezzo dell’amplesso rimasero intrappolati nei lacci fatti ad arte e di nuova invenzione.
Il dio di Lemno spalancò la porta d’avorio e fece entrare gli dèi. I due erano avvinti in un vergognoso abbraccio, e qualcuno fra gli dèi meno severi osservò che non gli sarebbe dispiaciuto essere svergognato così. Gli dèi risero, e per lungo tempo la storiella si narrò in lungo e in largo per tutto il cielo.

(Ovidio, Metamorfosi, 4: 169-189)