La terapia del forte

20.jpgSposarsi bene! È ‘na parola! Come si fa?
Come fa, soprattutto, un «timido» qual è Apollo – a pescare dal mazzo dei tarocchi la Donna giusta, se c’è sempre un baro a mischiare le carte? Sempre uno «più forte» di lui al gioco delle coppie?
Apollo, la sua Donna, l’aveva pure trovata. Solo che il Forte (Ισχύς) gliel’ha stracciata senza fare tanti complimenti.
Arrangiati! – questo il Forte gli ha mandato a dire tramite il Corvo.
Gli ha mandato a dire: «Sbrogliala tu adesso, la matassa – se ci riesci!».

Ecco perché vorremmo saperne qualcosa di più, di quanto il mito greco non dica, a proposito di questo non meglio identificato Forte con cui la Vergine avrebbe «tradito» Apollo.
Vorremmo saperlo, stavolta però non per pura curiosità, ma perché il copione della qui presente Sceneggiata, in quanto coinvolto nel destino del Soggetto che si è dato, deve pur esso – come il «fanciullo divino» – fare i conti con la prepotenza di un Antagonista «più forte» del suo Autore.
Ecco: c’è un Forte che trama alle sue spalle. Uno che se la gode alla faccia della sua pretenziosa «apollinea» castità!

Del Forte, Apollo non ne saprebbe nulla, se Corvo non corresse a informarlo del tradimento. E così, ugualmente, questo Guastafeste, l’Autore lo terrebbe volentieri lontano dalla scena, e invece … è passato un uccellino e gli ha detto all’orecchio: che nozze mai sarebbero tra Otello e Desdemona, se di mezzo non ci fosse (pure) Iago?
Periodo ipotetico di non so quanta «irrealtà». Ma che ce ne facciamo di un’ipotesi, quando poi è la «realtà» a dare le carte?

Chi cerca la Donna ideale, chi si vuole ammogliare con la Donna della sua immaginazione, o anche soltanto chi vuole sposare le sue intenzioni con le parole giuste, prima o poi incontra, molto prima di quanto s’aspetti, l’oscuro Demone che gli va contromano, e che nient’altro ha da fare che rompergli le uova nel paniere, e mandare ogni suo «progetto» a gambe all’aria.
Ma quale Sceneggiata vai cercando, se con tutta la sua Forza – che poi è la forza dell’Indifferenza – il demone sta lì a rintuzzare, parola per parola, ciò che hai da dire?
Ma poi: hai da dire «veramente» qualcosa?
O era solo un sogno, solo un allucinato anelito a chissà chi che cosa?

Eracle bambinoL’uomo di ferro, il forte Giovanni, l’energumeno, il barbaro, Eracle o Sansone, Kullervo o Krsna, Avalokitešvara o Batradz: di Forti, soprattutto di bambini che sin dalla culla manifestano una Forza fuori dal normale, ce ne sono tanti, ma davvero così tanti in azione nei miti e nelle favole, che rimane difficile pensare di farne l’inventario.
Accontentiamoci dunque solo di quei pochi tratti che, pur nella varietà dei modi di ciascuno di loro, possiamo riconoscere comuni.

Per es.: che il forte vince sempre il debole, e che ci vuole il duro per penetrare il molle.
Forte, uno ci nasce – non ci diventa. Il Forte si manifesta tale sin dal vagito. E se vagisce due volte, è solo per manifestarsi come Più Forte ancora.
Il Forte non abbassa mai la voce, e tantomeno le pretese. Il Forte strilla e pretende. Il Forte non ha pazienza. Dove gli altri esitano, egli è già sul posto. Dove gli altri arrancano, egli si fa incontrare che è già di ritorno dalla meta (che poi, a suo dire, non era tale che ne valesse davvero la pena).

Come può dunque Apollo spuntarla? Come può prevalere su un siffatto concorrente? E se mai prevalesse, non finirebbe per essere così lui il Forte, e non il Debole Signore dei Modi Musicali qual è per tradizione?
Siamo pregati di astenerci dall’attesa di una facile soluzione.

Se li tuoi diti non sono a tal nodo
sufficienti, non è maraviglia:
tanto, per non tentare, è fatto sodo!
(Dante, Paradiso, 28: 58-60)

Il Forte e il Debole, il Prepotente e Apollo, lo sfacciato e il timido, il perverso e il casto – sono i due estremi, i due poli entro cui oscilla il Racconto.
Non è un caso. È che il Racconto s’è dato «due canoni» per principio o, se vuoi, un canone che consta di due princìpi. Uno debole, e uno forte.
Di modo che, al narratore che a questa sua Regola si attiene, non resta che apprendere l’Arte del «rovesciamento» dell’uno nell’altro.
E dunque domandarsi: dov’è che l’Eccesso difetta? dove vien meno, è infermo o accusa un manco? e dove invece il Debole trionfa e giubila? dov’è che può fondare il suo Impero?

Il Forte e il Debole, l’«eccessivo» e il «difettivo», coesistono in ogni cucciolo della nostra specie: chi è più prepotente del bambino? e chi, insieme, più orfano inerme e solitario di fronte al mondo?
Deve sbrigarsela da solo. Deve arrangiarsi coi mezzi che ha a portata di mano (nonché d’intelligenza). Deve affrettarsi se vuole giungere a diventare uomo. Lui, l’Eterno Guaglione, è dimezzato, diviso a metà, combattuto tra i due, il Forte e il Debole, e non sa a quale dei due affidarsi per trovare una Sposa, con cui congiungersi.

Se perciò qualcuno chiedesse «di che parla ‘sta Sceneggiata?» o «qual è il tema del Racconto?», è presto detto: una semplice domanda di congiunzione, la domanda prima che si fa ogni bambino – quella di «pareggiare» la propria «disparità». Questo è tutto!

I due poli, Forte e Debole, l’uno all’altro stanno come eterni antagonisti nelle alterne sorti di Armonia e Discordia, Dominazione e Amore – entro cui è preso, suo malgrado, ogni bambino sin da quando si guarda allo specchio.
Egli è, insieme, il forte che devasta, sfascia, rompe e distrugge – il barbaro che fa piazza pulita e saccheggia, trabocca trasmoda ed eccede. Sempre. E non c’è ostacolo né sbarramento che possa impedirgli di scuotere dalle fondamenta un regno. Ma – allo stesso tempo – è il debole che subito s’arrende e che non oppone nessuna resistenza, è l’ingenuo così facile da abbindolare, che ci cade sempre anche nel più sciocco dei trucchi.
Il forte «perverte», mischia, confonde, contamina. Il debole «converte», riordina, e separa il grano dalla zizzania.
L’uno apre e profana il tempio che l’altro tiene gelosamente chiuso.

11In quanto al Forte, gli antichi manuali di medicina consigliano: l’eccesso, la ύβρις, il wut, lo strapotere dev’essere temperato. Il forte in casa d’altri (in terra straniera) dev’essere addomesticato.
Moderare, dare un modo, un temperamento all’eccessivo, è tracciargli un solco entro cui esso può agitarsi senza tuttavia sconfinare.
Non si tratta di mettergli la camicia di forza o un bavaglio, perché la Forza è il suo tarocco, la sua stella, il suo campo di battaglia. Al forte, nel cielo di Marte, nel padiglione rosso della parola, è consigliata da sempre l’enigma apollineo come terapia.
Che c’è infatti di più enigmatico della sublimazione amorosa di Apollo?
In che cosa consista questa «sublimazione» (ύψος), è tutto da vedere.
Per ora, siamo pregati di astenerci dall’attesa di una facile soluzione.