Cervantes – Il balsamo per vomitare

[Don Chisciotte] prese i suoi semplici (olio, vino, sale e rosmarino), e ne fece un composto, mescolandoli tutti e cuocendoli insieme per un buon pezzo, finché non gli parve che stessero a punto.
Chiese quindi un’ampolla per versarvelo, e poiché nella locanda non ce n’erano, si rassegnò a metterlo in un utello, o oliera di latta, di cui il locandiere gli fece gratuita donazione, e poi recitò sull’oliera più di ottanta paternostri, e altrettante avemarie, salve e credo, e ogni parola era accompagnata da un segno di croce, a modo di benedizione; e a tutto questo erano presenti Sancio, il locandiere e lo sbirro, mentre il mulattiere era già tranquillamente intento al governo dei suoi muli.
Fatto ciò, volle egli stesso sperimentare subito la virtù di quel prezioso balsamo, com’egli l’immaginava, e se ne bevve quasi mezzo boccale della quantità che non era entrata nell’oliera e restava nella pentola in cui l’aveva cotto; e appena l’ebbe finito di bere, cominciò a vomitare in modo che non gli rimase più niente nello stomaco; e fra i conati e l’agitazione del vomito gli venne un sudore abbondantissimo, sicché ordinò che lo coprissero bene e lo lasciassero solo.

don-chisciotte-e-sancio-pancia-sotto-un-albero
Honoré Daumier – Don Chisciotte e Sancio Panza

Così fecero, e lui restò addormentato per più di tre ore, dopo di che si svegliò e si sentì il corpo abbastanza sollevato, e assai meglio per quanto riguardava l’indolenzimento, per cui si ritenne guarito e veramente credette di aver imbroccato il balsamo di Fierobraccio, e che con quel rimedio d’ora in poi poteva affrontare, senza alcun timore, ogni sorta di terremoti, battaglie e zuffe, per pericolose che fossero.
Sancio Panza, a cui pure parve un miracolo la miglioria del padrone, lo pregò di concedergli quanto ne era rimasto nella pentola, che non era poco.
Don Chisciotte glielo accordò e lui, presa a sue mani la pentola, credulo e speranzoso, se lo tracannò di colpo, cacciandosene in corpo poco meno che il suo padrone.

Il fatto è che lo stomaco del povero Sancio non doveva esser così delicato come quello del suo padrone, cosicché prima di vomitare gli vennero tanti conati e nausee, tanti sudori e svenimenti, che egli credette proprio che fosse giunta la sua ultima ora; e vedendosi così oppresso e angustiato, malediceva il balsamo e il traditore che glielo aveva dato.
Vedendolo in queste condizioni, don Chisciotte gli disse: «Io credo, Sancio, che tutto codesto male ti derivi dal fatto di non essere armato cavaliere; perché è mio convincimento che questo liquore non può far bene a quelli che non lo sono».

(Miguel de Cervantes, 1: 17)