Lacan – Il desiderio tra immagine e parola

La prima nozione della totalità del corpo come ineffabile, vissuto, il primo slancio dell’appetito e del desiderio passa nel soggetto umano attraverso la mediazione di una forma, che inizialmente vede proiettata, esterna a lui, e ciò, sin dall’inizio, nel proprio riflesso.
Seconda cosa. L’uomo sa di essere un corpo, anche se non lo percepisce mai in un modo completo, poiché ne è all’interno, ma lo sa. Tale immagine è l’anello, il collo di bottiglia attraverso il quale il fascio confuso del desiderio e dei bisogni dovrà passare per essere suo, cioè per accedere alla sua struttura immaginaria. […]

Il desiderio nel soggetto umano è realizzato nell’altro, dall’altro, presso l’altro. Questo è il secondo tempo, il tempo speculare, il momento in cui il soggetto ha integrato la forma dell’io. Ma non ha potuto integrarla se non dopo un gioco di altalena, in cui ha giustamente scambiato il suo io con quel desiderio che vede nell’altro.
Da allora il desiderio dell’altro, che è il desiderio dell’uomo, entra nella mediazione del linguaggio. È nell’altro, tramite l’altro, che il desiderio è nominato. Entra nella relazione simbolica dell’io e del tu, in un rapporto di riconoscimento reciproco e di trascendenza, nell’ordine di una legge già tutta pronta a includere la storia di ciascun individuo. […]

Adolf Wölfli - The Holy Saint Adolf II
La parola è quella ruota da mulino per la quale il desiderio umano si media incessantemente rientrando nel sistema del linguaggio. […] La parola è quella dimensione attraverso la quale il desiderio del soggetto è autenticamente integrato sul piano simbolico. Soltanto quando viene formulato, viene nominato davanti all’altro, il desiderio, qualunque esso sia, viene riconosciuto nel senso pieno del termine.
Non si tratta della soddisfazione del desiderio, ma del riconoscimento del desiderio.

(Lacan, Il Seminario: 1)