Santillana – Le estremità della Via Lattea

Via Lattea_nord
Incrocio settentrionale Eclittica-Via Lattea

Tra una reincarnazione e l’altra, le anime degli uomini, così si pensava, dimorano nella Via Lattea. Questa concezione è stata tramandata come tradizione orfica e pitagorica, inserita nel disegno più vasto della trasmigrazione delle anime …
Fra gli indios sumo dell’Honduras e del Nicaragua «si ritiene che Madre Scorpione […] dimori in fondo alla Via Lattea, dove riceve le anime dei morti; essa è raffigurata come una madre con molte mammelle da cui poppano i bambini, e da lei provengono le anime dei neonati».
Dal canto loro, i pawnee e i cherokee dicono: «Le anime dei morti sono accolte da una stella all’estremità settentrionale della Via Lattea, là dove questa si biforca indirizzando i guerrieri lungo il sentiero fioco e difficile, e le donne e coloro che muoiono di vecchiaia lungo il sentiero più luminoso e più facile. Le anime viaggiano quindi verso sud: alla fine del sentiero celeste sono accolte dalla Stella degli Spiriti, e là dimorano». Potremmo aggiungere in sordina: «per un po’ di tempo», o cambiare l’ultima frase in «e là si accampano».

Via Lattea_sud
Incrocio meridionale Eclittica-Via Lattea

Secondo Hagar, la «Stella degli Spiriti» è Antares (α Scorpii). Si tratti o no proprio di α, per il fatto che la stella segna l’«estremità» meridionale della Galassia (l’incrocio meridionale con l’eclittica), è in ogni caso una stella del Sagittario o dello Scorpione. Il che va bene per la «Madre Scorpione» del Nicaragua, per la «Vecchia dea dalla coda di scorpione» dei maya, e anche per la dea scorpione Selkis dell’antico Egitto e per l’Išhara tamtim dei babilonesi. Išhara del mare, dea della costellazione Scorpione, era anche detta «Signora dei fiumi».

(Santillana – Von Dechend, Il mulino di Amleto, pp.293-294)