Nietzsche – Della castità

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F. Nietzsche

Io amo la foresta. Male si vive nelle città: vi sono troppi libidinosi.
Non è meglio cadere in mano a un assassino che nei sogni di una femmina libidinosa?
E guardateli, questi uomini: il loro occhio lo dice – non conoscono nulla di meglio al mondo che giacere con una femmina.
Fango è nel fondo della loro anima; e guai, se il loro fango ha perfino spirito!
Almeno foste perfetti come animali! Ma l’innocenza è propria degli animali!
Forse che vi consiglio di uccidere i vostri sensi? io vi consiglio l’innocenza dei sensi.
Forse che vi consiglio la castità? La castità è in alcuni una virtù, ma in molti sfiora il vizio.
Certo, costoro sono astinenti: ma la cagna sensualità guarda con invidia da tutto quanto essi fanno.
Fin sulle vette della loro virtù e fin nella fredda interiorità dello spirito, li segue la bestia con la sua insoddisfazione.
E con che buone maniere la cagna sensualità sa mendicare un brano di spirito, quando le viene rifiutato un brano di carne.
Voi amate le tragedie e tutto quanto strazia il cuore?
Ma io diffido della vostra cagna.
Per me avete occhi troppo crudeli, e la vista dei sofferenti vi procura voluttà.
La vostra lussuria si è semplicemente mascherata, e ora si chiama compassione?
E voglio darvi anche una similitudine: non pochi che volevano cacciare via il demonio andarono a finire nei porci.
A chi la castità riesce difficile, deve essere sconsigliata: affinché non diventi la strada verso l’inferno – cioè lordura e fregola dell’anima.
Vi parlo di cose sporche? Non è questo il peggio, per me.
Colui che si è dedicato alla conoscenza non scende malvolentieri nell’acqua della verità quando è sporca, bensì quando è acqua bassa e superficiale.
In verità, vi sono persone radicalmente caste: esse sono più miti di cuore e ridono più volentieri e con più ricchezza di voi.
Esse ridono della castità e chiedono: «che cos’è castità? non è forse una follia? Ma questa follia è venuta a noi, non noi alla follia.
Abbiamo offerto albergo nel nostro cuore a questo ospite: ora esso abita da noi – ci rimanga pure, finché vuole!

(Nietzsche, Così parlò Zarathustra)